Il premier Mario Draghi (73 anni) durante la conferenza stampa di ieri
Il premier Mario Draghi (73 anni) durante la conferenza stampa di ieri
di Antonella Coppari "La miglior forma di sostegno per l’economia sono le riaperture non i ristori del governo". Parola di Mario Draghi. Che nella conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi si allarga anche di più: le prossime settimane devono essere di riaperture, e non di chiusure. Si spiega la soddisfazione di Salvini, che l’aveva incontrato qualche ora prima insistendo, al pari dei governatori, sulla necessità di anticipare le aperture "in sei regioni italiane: Marche, Abruzzo, Umbria, Veneto e le province autonome di Trento e Bolzano". Il premier non chiude le porte: "È evidente dove si è più avanti nelle vaccinazioni di anziani e fragili le cose saranno più facili. Forse si può ripartire prima del 30 aprile, ma in sicurezza". In realtà l’accondiscendenza di...

di Antonella Coppari

"La miglior forma di sostegno per l’economia sono le riaperture non i ristori del governo". Parola di Mario Draghi. Che nella conferenza stampa convocata a Palazzo Chigi si allarga anche di più: le prossime settimane devono essere di riaperture, e non di chiusure. Si spiega la soddisfazione di Salvini, che l’aveva incontrato qualche ora prima insistendo, al pari dei governatori, sulla necessità di anticipare le aperture "in sei regioni italiane: Marche, Abruzzo, Umbria, Veneto e le province autonome di Trento e Bolzano". Il premier non chiude le porte: "È evidente dove si è più avanti nelle vaccinazioni di anziani e fragili le cose saranno più facili. Forse si può ripartire prima del 30 aprile, ma in sicurezza".

In realtà l’accondiscendenza di Draghi è quasi esclusivamente nei toni, anche se certo nessuno più di lui ci tiene a riaprire il prima possibile. Per il bene dei cittadini, del governo e anche per quello dell’economia. Ma quella formula "in sicurezza" è tassativa e non si misura con i parametri squadernati dal capo leghista nel faccia a faccia in cui ha chiesto il ritorno delle zone gialle, ristoranti aperti a cena dove possibile e maglie più larghe per i negozi. Il dato che interessa Draghi è uno solo, conseguenza della sua strategia: la vaccinazione delle persone più anziane, gli over 80 e 70. "Le Regioni virtuose, quelle che metteranno al riparo i fragili, potranno aprire prima". E siccome, sottolinea, entro questo mese dovrebbero essere immunizzati tutti i più anziani, a maggio si dovrebbe iniziare a ragionare di riaperture. Da notare che, senza citare il suo predecessore, rivoluziona il metodo seguito da Conte: si deve procedere per fasce d’età, non per categorie. Una strada che consente anche agli studenti di tornare nelle scuole: "Una delle ragioni usate per chiuderle fu che i ragazzi contagiano i genitori e i nonni. Se mettiamo a riparo queste categorie il problema non si pone". E dunque: è vero che la didattica a distanza "è meglio di niente", ma "l’obiettivo è fare in quest’anno scolastico almeno un mese in presenza tutti insieme".

Il vero ’altolà’ al leader leghista riguarda il ministro della Salute: Salvini ci aveva provato: "No al rosso ideologico, non vogliamo un paese tutto rosso Speranza". Prima di lui era sfilato però a Palazzo Chigi il leader di Leu, Bersani che al premier aveva chiesto di dire chiaramente che "quella linea non è solo del ministro ma di tutto l’esecutivo". Sintetico ma definitivo Draghi segue l’indicazione: "A Salvini ho detto che ho voluto Speranza nel governo e ne ho molta stima". Nel complesso, appare consapevole di quanto la priorità assoluta forse propedeutica a tutto il resto sia oggi restituire serenità a una popolazione stanca e delusa. Dunque non cede mai al pessimismo, anzi assicura di pensare a un piano di riapertura "per fiere e eventi: è il miglior messaggio di fiducia al Paese". Va più in là sul turismo: Garavaglia fissa il due giugno per la ripartenza della stagione? E lui avverte: "Chissà magari anche prima. La stagione estiva non la diamo per persa. Dobbiamo procedere rapidamente nel nostro interesse ad avere un certificato vaccinale".

Ma per quanto l’auspicio sia quello di garantire sostegno con le riaperture e non più con gli aiuti, di questi ci sarà ancora bisogno. Annuncia infatti che il prossimo decreto arriverà con il Def, più corposo di quanto non avesse previsto, certamente superiore all’ultimo dl di 32 miliardi. Salvini nel colloquio si era spinto fino a chiedere uno scostamento di 50 miliardi. Forse Draghi non arriverà a tanto, ma neppure se ne allontanerà molto. Ciò su cui non transige è l’ulteriore proroga del blocco dei licenziamenti chiesta dalla Cgil. "La posizione del governo è quella espressa nel decreto sostegni: lo sblocco dei licenziamenti a giugno a seconda dei due tipi di ammortizzatore sociale di cui dispongono i lavoratori e a ottobre per gli altri".