Studenti davanti a un liceo, foto generica (Ansa)
Studenti davanti a un liceo, foto generica (Ansa)

Roma, 30 giugno 2020 - Nella polemica politica sulla ripartenza della scuola a settembre, con critiche anche dure contro la ministra dell'Istruzione, ora irrompe un altro tema, quello delle cattedre vacanti. Che quest'anno - stando ai dati della Cisl scuola, hanno raggointo un reord preoccupante: 85.150 cattedre vacanti per l'anno scolastico 2020-2021. Per dare un'idea delle proporzioni, l'anno scorso erano 64.149.

"Avremo un inizio anno complicato, alla ricerca di supplenti, soprattutto al Nord, ovvero nelle aree più colpite dal Covid 19 - spiega la segretaria della Cisl scuola Maddalena Gissi - Non si può procedere solo per concorsi, come è stato fatto negli ultimi 4 anni, ma è necessaria una procedura di reclutamento e stabilizzazione come avviene nella Pa e in tutti contesti lavorativi come chiede la Corte di Giustizia europea".

Ma la sindacalista assolve in qualche modo Lucia Azzolina: questi numeri, spiega, "non dipendono dall'attuale ministro. È l'effetto di una pianificazione insostenibile da parte del ministero in questi ultimi 4 anni perché, come abbiamo più volte ribadito, le procedure assunzionali non hanno garantito la stabilizzazione di personale precario già in servizio da anni. Difatti anche per le assunzioni su quota 100 l'assenza di candidati a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento e da concorso ha reso impossibile la copertura di tutti i 4.500 posti autorizzati dal Mef riducendo di più di mille unità le assunzioni programmate".

Per Gissi dunque "la scuola, come avviene per il pubblico impiego, deve individuare delle formule di reclutamento che tengano conto dei futuri concorsi ma anche delle decine di migliaia di domande di pensione, evitando di lasciare a centinaia di migliaia di supplenti la gestione dell'attività didattica ordinaria".