Una manifestazione per tornare a scuola (Imagoeconomica)
Una manifestazione per tornare a scuola (Imagoeconomica)

Roma, 30 maggio 2020 - Il virus sta mollando la presa. E in tema scuola si discute sul rientro in classe l’ultimo giorno, per salutare, simbolicamente uniti, un anno di studio segnato negli ultimi mesi da separazione e distanza. Un’ipotesi più che possibile secondo Donato Greco, ex capo del centro nazionale di epidemiologia dell’Iss.

Professore, le scuole potrebbero essere riaperte? 
"Per quanto mi riguarda gli istituti scolastici, in particolare quelli del primo ciclo, non si sarebbero mai dovuti chiudere. Le evidenze scientifiche dimostrano infatti che gli studenti sotto i 15 anni non hanno i recettori per sviluppare il Coronavirus e gli studi epidemiologici sull’epidemia di Covid-19 attestano che la percentuale di contagi in quella fascia d’età si è rivelata molto bassa e ha riguardato soggetti infettati in ambito familiare da adulti. Quindi la risposta è sì anche se, oltre il significato simbolico, a questo punto dell’anno mi sembra una scelta tutto sommato inutile".

Quali sono a suo avviso i Paesi europei che hanno gestito meglio le politiche scolastiche legate all’emergenza sanitaria?
"Indiscutibilmente la Svezia e la Germania".

L’ultimo giorno sui banchi per i saluti di rito è un rischio?
"No, per i motivi che ho spiegato. Senza contare che da quando il lockdown si è sbloccato i ragazzini si incontrano comunque di pomeriggio nei parchi. Mi sembra quindi un falso problema".

Tra le linee guida del Ministero, in vista della riapertura a settembre, c’è l’indicazione di ridurre le lezioni a 40 minuti per limitare il pericolo di contagio.
"Non esistono presupposti scientifici che supportano questa avvertenza, quindi non ravviso la necessità". 

Si tratta allora di un eccesso di prudenza?
"Non sappiamo ancora come il virus si evolverà da giugno a settembre. I prossimi mesi sono fondamentali per delineare i piani di intervento. Le indicazioni fornite dal Ministero sono al momento molto rigorose, ma dovrebbero poter diventare flessibili se i dati lo consentiranno".

I test sierologici in classe sarebbero un mezzo di prevenzione?
"A mio parere i 150mila test in programma su un campione della popolazione sono più che sufficienti a tracciare l’andamento dell’epidemia anche tra gli studenti, perché il campione include, ovviamente, anche soggetti in età scolare".