di Ettore Maria Colombo La corda tra il governo Draghi e alcuni sindacati della scuola (ma non tutti, non la Cisl, per dire) sembra spezzata. Gli investimenti, per i maggiori sindacati italiani, confederali e autonomi, non bastano. Il tavolo della trattativa tra il ministro all’Istruzione, Patrizio Bianchi, e i sindacati, è saltato e la mobilitazione, già annunciata, si è trasformata, ieri, in una proclamazione di sciopero nazionale per il 10 dicembre. "Il personale è rimasto senza atto negoziale per il...

di Ettore Maria Colombo

La corda tra il governo Draghi e alcuni sindacati della scuola (ma non tutti, non la Cisl, per dire) sembra spezzata. Gli investimenti, per i maggiori sindacati italiani, confederali e autonomi, non bastano. Il tavolo della trattativa tra il ministro all’Istruzione, Patrizio Bianchi, e i sindacati, è saltato e la mobilitazione, già annunciata, si è trasformata, ieri, in una proclamazione di sciopero nazionale per il 10 dicembre. "Il personale è rimasto senza atto negoziale per il rinnovo del contratto e senza risorse per aumenti a tre cifre, come promesso dal ministro", lamentano Flc-Cgil, Uil Scuola, Snals-Confsal e Gilda-Unams.

La promessa di trovare nuove risorse non basta più e non vengono definiti "né capitoli di spesa, né possibili incrementi". "Nessuna soluzione normativa, nemmeno a costo zero, viene presentata", salvo un "generico impegno a proseguire gli incontri", si sfogano le sigle. "Chiediamo maggiori ‘risorse’ e riceviamo offerte di ‘tavoli’. Servono segnali concreti, misure che diano valore alla scuola e dignità professionale al personale – protestano –, il dialogo con il ministro non è mai stato interrotto". Misure che in legge di Bilancio, ad oggi, non ci sono, se è vero che, come sottolinea Pino Turi (Uil), "su 33,4 miliardi della manovra finanziaria, per la scuola ci sono solo 210 milioni".

Eppure, nel Patto per l’istruzione, siglato a primavera, 21 punti erano dedicati alla "centralità della scuola".

Per Francesco Sinopoli, segretario generale della Flc-Cgil, "lo sciopero segna un punto di svolta nei rapporti con il governo, ma la responsabilità è di chi ha scelto di disinvestire sulla scuola". E questo rende " la decisione ancora più odiosa, dopo due anni di pandemia e di retorica sulla centralità della scuola pubblica".

Tra le richieste dei sindacati c’è il rinnovo del contratto ("Servirebbero 350 euro al mese per adeguarsi alla media europea, ma in Finanziaria ce ne sono appena 87, più 12 euro per premiare una non chiara ‘dedizione professionale’…"), più organico Covid (prorogato solo per i docenti, escludendo il personale Ata), necessità di stabilizzare i precari. Ma anche per le ‘classi pollaio’ non ci sono soluzioni. Intanto, crescono le occupazioni delle scuole degli studenti (cinque a Roma). "Un rito stanco e inutile" per i presidi, ma la grillina Barbara Floridia, sottosegretaria all’Istruzione, apre: "Occupare gli istituti non è lo strumento più idoneo per far sentire la propria voce, ma i temi sollevati dagli studenti sono rilevanti. Sono disponibile a partecipare alle loro assemblee".