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28 nov 2014

Terni: lettera della preside all’assessore. La Riccardi scrive a se stessa

Doppio ruolo tra ironia e imbarazzo. Il caso delle pulizie del refettorio

28 nov 2014
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PIANETAFOTO TERNI CONSIGLIO COMUNALE RICCARDI
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PIANETAFOTO TERNI CONSIGLIO COMUNALE RICCARDI

Terni, 28 novembre 2014 -  "La lettera è del primo settembre 2014. A scriverla è un dirigente scolastico che fa richiesta al Comune di Terni di utilizzo di suolo pubblico per l’accoglienza degli studenti ed è indirizzata all’assessore alla scuola. Tutto normale, almeno a prima vista. Il dirigente scolastico è quello dell’Istituto comprensivo De Filis. La firma della richiesta dunque è della professoressa Carla Riccardi. La lettera è indirizzata ‘all’ assessore alla scuola del Comune di Terni, professoressa Carla Riccardi ’. Si, è la stessa persona che in qualità di dirigente scolastico scrive a ‘se medesima’ in qualità di assessore".

E’ quanto denuncia la Uil, peraltro inevitabile visto che l’assessore alla scuola, come noto, non ha abbandonato il suo ruolo di dirigente scolastico. "Insomma – incalza il sindacato – chi chiede è la stessa persona fisica che dovrebbe concedere. Sembra proprio che a Terni abbiamo risolto per primi il tanto discusso problema della semplificazione amministrativa, ma non ‘sburocratizzando’ le procedure, bensì facendo coincidere richiedente e concedente. Evviva!". Il nodo vero, però, è un altro. La scuola dell’assessore avrebbe posto la questione della pulizia del refettorio, non di competenza del personale interno, e il Comune sarebbe intervenuto con una ditta esterna. "A noi preme – aggiunge la Uil – come vengono spesi i soldi pubblici e quindi le conseguenze per tutti i cittadini. La scelta del Comune, se estesa a tutte le scuole, potrebbe comportare un aumento delle spese su base annua di circa 200 euro. Naturalmente a carico delle casse comunali che già languono tanto che, per esempio, i vigili urbani non hanno neanche i soldi per cambiare l’olio alle auto di servizio".

«Assurdo – tuona il segretario Gino Venturi –, soprattutto in una città tanto gravata dalla crisi e con tanta gente che non ha lavoro o che rischia di perderlo, che il Comune possa creare le condizioni per ‘buttare via’ 200mila euro l’ anno per anacronistiche disquisizioni sulle competenze».

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