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Scuola, Bussetti: "I professori italiani meritano 10 e un aumento di stipendio"

Il ministro assicura: "Non ci saranno tagli alla pubblica istruzione. E sui test Invalsi stiamo ragionando"

Ultimo aggiornamento il 12 settembre 2018 alle 13:11
Studenti a scuola (Lapresse)

Roma, 12 settembre 2018 - Professori della scuola italiana promossi a pieni voti. E' il giudizio del ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti, per il quale è necessario anche un aumento del loro salario. "Il corpo docente meriterebbe un dieci. I nostri insegnanti sono bravi e preparati, hanno bisogno di avere delle motivazioni più forti - ha detto infatti Bussetti intervenendo a 'Circo Massimo' su Radio Capital -. Insieme ai sindacati dobbiamo arrivare ad avere aumenti e miglioramenti stipendiali. Non posso promettere in che misura, ma dico che se lo meritano".

Il titolare del Miur assicura poi che "tagli alla pubblica istruzione non ce ne saranno", ma al contrario "siamo riusciti a impiegare immediatamente 5 miliardi per l'edilizia scolastica e questo ben prima del 14 agosto" (data del crollo del ponte a Genova). "Da luglio abbiamo avuto una serie di dati preoccupanti rispetto alle certificazioni: solo il 30% delle scuole ha il certificato antincendio, la metà lo possiede per la messa a norma impianti - ha spiegato ancora -. Questo non vuol dire che gli edifici non sono sicuri, ma non sono certificati. E bisogna tutelare i dirigenti scolastici". 

"Per quanto ci riguarda ci siamo attivati per dare il via il più presto possibile a questi fondi perchè possano arrivare velocemente ai comuni ed essere spesi in tempi rapidi. La rapidità con cui si trasformeranno in cantieri dipenderà dai Comuni e dalle Province - ha aggiunto  Bussetti -. Poi con Asi e Cnr due satelliti monitoreranno ogni 15 giorni lo stato di stabilità degli edifici scolastici".

Ma il ministro sottolinea anche che "la scuola di Bussetti non è diversa da quella di prima". "Abbiamo iniziato ad apportare alcune modifiche rispetto ad elementi su cui bisognava intervenire: la chiamata diretta, per esempio, oppure abbiamo sistemato il comma 131 della Buona scuola per cui dopo 3 anni non si potevano più avere supplenze", ha dichiarato. Quanto ai test Invalsi, fa sapere, "stiamo riflettendo". "Il tema è la valutazione in generale che non può avere solo riferimenti di tipo oggettivo e misurato e non considerare contesti e culture - ha concluso -. Io sono convinto che quando dobbiamo misurare i ragazzi, dobbiamo valutare anche le persone: l'attenzione alle persone è fondamentale".

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