Marco Bussetti, ministro dell'Istruzione (Newpress)

Roma, 5 settembre 2018 - Non si sbilancia sulla questione vaccini dopo il dietrofront del governo sulla sospensione dell’obbligo il ministro dell’Istruzione Marco Bussetti ma assicura che si giungerà a una «soluzione». Come sui dossier aperti per l’avvio dell’anno scolastico, dalle cattedre vacanti alla riforma della maturità.

Ministro che cosa succede sui vaccini? 
«Si sta lavorando a una soluzione. Altro in questo momento non mi sento di dire».

C’è il rischio di un inizio d’anno scolastico con molte cattedre vacanti?
«Lavoriamo da settimane per consentire un avvio ordinato, abbiamo autorizzato l’assunzione di 57mila insegnanti e chiuso le immissioni in ruolo entro il 31 agosto, come promesso. Le cattedre che risultano vacanti perché non ci sono abbastanza docenti da assumere verranno coperte come ogni anno con supplenti. La mancanza di alcuni docenti è fisiologica. Ma per evitare criticità strutturali occorre ripensare i meccanismi di reclutamento. E dobbiamo cominciare a farlo adesso, serve una visione pluriennale sulla scuola».

Sono oltre 100mila le supplenze annuali, di cui la metà sul sostegno: dove è finita la lotta al precariato?
«Parliamo di 80mila supplenti su 700mila insegnanti. Poco più del 10%. Dobbiamo lavorare per far sì che siano di meno. In particolare, ci sono delle carenze in alcune discipline, come Matematica, che durano da troppi anni. E anche sul sostegno registriamo una mancanza di insegnanti specializzati. Dobbiamo procedere a una mappatura dei bisogni per capire quali sono i posti disponibili e bandire concorsi che coprano le cattedre vacanti. Per il sostegno occorre avviare nuovi percorsi di specializzazione. Li stiamo facendo partire, ne abbiamo parlato anche con le associazioni all’interno dell’Osservatorio sulla Disabilità che ho convocato già due volte dal mio insediamento».

Ricorrendo ai precari lo Stato risparmia ma la continuità didattica non c’è più…
«L’eccessiva precarizzazione danneggia la scuola. In termini di frustrazione delle aspettative dei nostri insegnanti e di conseguenze sul processo di apprendimento degli studenti. Dobbiamo fare ordine con l’obiettivo di ricreare un clima sereno e proficuo che serva a rilanciare la scuola».

Manca il 25% dei dirigenti scolastici, quando saranno operativi i presidi selezionati nel concorso di luglio?
«Stiamo operando per fare in modo che siano al lavoro a settembre 2019. Vogliamo accelerare il percorso concorsuale. La massima priorità è dare un dirigente a tutte le scuole». 

È vero che dimezzerà le ore dell’alternanza scuola-lavoro?
«Della legge 107 del 2015 va tenuto ciò che funziona. Ciò che non va o va migliorato verrà corretto di volta in volta. È il caso dell’Alternanza Scuola Lavoro, utilissima per gli studenti ma attuata male. Diminuiremo sensibilmente il numero delle ore per puntare maggiormente sulla qualità. Daremo alle scuole linee guida adeguate».

Cambia anche la maturità già nel 2019. E come?
«Quest’anno ridurremo la centralità dell’alternanza scuola-lavoro nell’orale dell’ssame di Stato. La maturità è il momento conclusivo di un percorso che dura cinque anni. L’alternanza scuola-lavoro non può essere centrale. Ulteriori modifiche all’esame arriveranno più avanti, dopo un’analisi dettagliata dello stato dell’arte».

Mancano sempre più medici ma a Medicina c’è il numero chiuso.
«Quest’anno abbiamo aumentato il numero di posti disponibili e nelle prossime settimane affronteremo il tema del cosiddetto ‘numero chiuso’. È una questione delicata. Dobbiamo studiare soluzioni che garantiscano da una parte il diritto allo studio ai giovani, dall’altra una risposta concreta al mondo del lavoro. Soprattutto in quei settori in cui ci sono dei vuoti da colmare». 

Il nostro giornale ha lanciato una campagna perché un’ora di «Lezioni di vita 4.0» intesa come educazione alla vita non sia un’appendice didattica, ma una vera e propria materia…
«Sicuramente l’educazione civica deve tornare a essere centrale nella formazione dei nostri ragazzi. È una disciplina trasversale grazie alla quale i nostri giovani imparano le regole del nostro vivere civile. Non serve un’ora a parte, ma dobbiamo rafforzarla. Occorre un passo in più: dobbiamo far sì che la scuola ritrovi la sua identità e il suo senso di appartenenza. Bisogna restituire rispetto a chi vi lavora. E ricostruire un clima di collaborazione con le famiglie. Nella scuola ognuno ha un ruolo preciso e tutti lavorano per lo stesso obiettivo: il futuro dei ragazzi».