Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi (Ansa)
Il ministro dell'Istruzione Patrizio Bianchi (Ansa)

Roma, 16 marzo 2021 - Un anno dopo l'inizio della pandemia da Coronavirus, milioni e milioni di studenti sono punto a capo. A casa da scuola, dietro un computer a fare i conti con la dad. Ma "quando si è presa la decisione di sospendere le attività in presenza", "non c'erano da una parte i difensori dei bambini e dall'altra parte gli orchi: c'era gente responsabile, tutti, con dati forniti da Iss, Cts, Ministero della Salute". A fare chiarezza è Patrizio Bianchi, rispondendo ad alcune domande nel corso dell'audizione davanti alle Commissioni congiunte di Camera e Senato sui contenuti della proposta del Pnrr (Piano nazionale di ripresa e resilienza). Il ministro dell'Istruzione ha sottolineato come "serva riprendere la scuola in presenza, a partire dalle aree periferiche, ma c'è un ruolo rilevante delle Autonomie, il calendario lo fanno le Regioni". "Dobbiamo riportare i bambini in presenza - ha sostenuto il ministro -, ma anche pensare non a un potenziamento della Dad, ma a un innalzamento della qualità didattica complessiva. Ho chiesto risorse nei prossimi decreti per fare interventi sostanziali per poter garantire un ponte e un avvio del prossimo anno scolastico". Perchè, ha aggiunto, "se è vero che i nostri ragazzi hanno sofferto di scompensi, non si risolvono negli ultimi 20 giorni di giugno".  

Come per tutti gli altri settori del Paese, la ripartenza è legata alla campagna di vaccinazione. E "il 44,3% degli insegnanti è stato vaccinato - ha spiegato Bianchi -. Mi sono battuto perchè la vaccinazione dei docenti e del personale scolastico fosse una priorità". Fra i vari territori, "la Puglia è la regione che ha vaccinato di più". Il ministro ha poi ricordato come il sistema scuola riguarda quasi 10 milioni di studenti e 1,2 milioni di personale complessivo, di cui 660 mila docenti ordinari, 80 mila di sostegno e 300 mila a tempo determinato.

Ma resta il problema dei dati. E il ministro ha assicurato: "Sto facendo alcune verifiche sulla capacità di disporre dei dati, perché senza di essi si va a sentimento, che è importante e fondamentale ma non sufficiente. Noi abbiamo un enorme sistema informativo che però va rifocalizzato, in particolare va messo in connessione con il sistema informativo della sanità e con il sistema informativo delle dinamiche del Paese. Altrimenti abbiamo sempre e soltanto dei dati di comparto. E la possibilità di disporre nel nostro ministero di Agostino Miozzo serve proprio a questo problema dei numeri". 

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Patto per l'Istruzione

Un "Patto per l'Istruzione e la Formazione" per mettere la scuola al centro del Paese, per farne il motore dello sviluppo e dell'eguaglianza sociale. Lo ha proposto il ministro dell'Istruzione, Patrizio Bianchi, che oggi ha incontrato i sindacati sia a livello confederale che di comparto. "Dopo la firma del Patto per l'innovazione del lavoro pubblico e della coesione sociale, dobbiamo riflettere non solo su misure d'urgenza, ma anche su una visione di cambiamento della nostra scuola", ha sottolineato il ministro, aprendo l'incontro. "Abbiamo di fronte un obbligo: fare in modo che la scuola torni ad essere il centro del Paese, un centro dinamico, un motore di sviluppo per uscire dalla pandemia, ma anche dalla stagnazione. Abbiamo di fronte un anno costituente, un anno in cui dobbiamo essere capaci di valorizzare al massimo la nostra scuola". Il Patto avrà un ampio respiro, guardando sia a temi di stretta attualità, primo fra tutti, l'avvio ordinato ed efficiente del prossimo anno scolastico, ma anche ad una visione di scuola che, ha evidenziato ancora il ministro, "va costruita con l'aiuto di tutti. Sulla scuola dobbiamo mobilitare il Paese intero".

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