di Giovanni Rossi "Sarà il ministero a dare i numeri ufficiali nei prossimi giorni, quando nomineremo tutti i supplenti. Stiamo procedendo". Auguri. Perché il peso supplementare che angustia la scuola italiana in questa travagliata ripartenza – e cioè la rapida assegnazione di tutte le cattedre – rischia di trasformarsi in insopportabile macigno, affondando l’ostentata calma della ministra all’Istruzione, Lucia Azzolina, che ieri sera in tv ha ribadito di 25mila supplenti appena nominati e ha escluso un nuovo lockdown a scuola. Ma a dispetto delle...

di Giovanni Rossi

"Sarà il ministero a dare i numeri ufficiali nei prossimi giorni, quando nomineremo tutti i supplenti. Stiamo procedendo". Auguri. Perché il peso supplementare che angustia la scuola italiana in questa travagliata ripartenza – e cioè la rapida assegnazione di tutte le cattedre – rischia di trasformarsi in insopportabile macigno, affondando l’ostentata calma della ministra all’Istruzione, Lucia Azzolina, che ieri sera in tv ha ribadito di 25mila supplenti appena nominati e ha escluso un nuovo lockdown a scuola. Ma a dispetto delle recenti 25mila immissioni in ruolo, Pino Turi, segretario Uil Scuola, stima "un fabbisogno, tra organico di diritto e di fatto, di almeno 150mila supplenti annuali per docenze e sostegno", oltre a "70-80mila chiamate dirette" attivabili con causale Covid. Un’enormità, nella pur disastrata programmazione scolastica. L’Italia è un Paese dove, dal 2016, non si fanno concorsi ordinari e il primo sponsor del lavoro precario è lo Stato (per assumere i supplenti a ottobre e non pagare gli stipendi estivi). "Con buona pace della continuità didattica", denuncia Costanza Margiotta, tra i leader di Priorità Scuola: "II 26 settembre – prosegue – torneremo in piazza del Popolo a Roma. Non solo per protesta contro la ripartenza a scartamento ridotto, ma anche perché la completa copertura delle cattedre, dopo la travagliata adozione delle graduatorie provinciali digitalizzate, rischia di determinare nuovi ritardi e intasare i tribunali".

Filippo Zolesi, fiorentino, 40 anni, laureato in astrofisica, con "5 anni di annualità ’piene’ di supplenza", vive il problema sulla sua pelle: "Il ministero, anziché muoversi tempestivamente in primavera, ha aggiornato le procedure in luglio e agosto nel segno di una digitalizzazione opportuna quanto intempestiva: incaricando i professori di inserire i propri dati in un form assai complesso (poi modificato in corsa) e assegnando agli Uffici scolastici provinciali il solo compito di valutare i singoli titoli secondo punteggi molto diversi dal passato. Quando le graduatorie provinciali saranno pubblicate, eventuali errori non saranno sanabili in corsa con reclamo. Io pavento uno spiccato contenzioso". Da anni tocca infatti ai singoli istituti validare i titoli dichiarati dagli aspiranti prof. "Una funzione sempre più pesante, viste le novità", spiega Mario Rusconi, leader dei presidi laziali. "Vanno programmati concorsi biennali. Solo così sarà possibile superare il precariato", evidenzia Antonello Giannelli (Anp).

Intanto governo e Piemonte litigano sul termometro. I ministri dell’Istruzione e della Salute impugnano la normativa piemontese che prevede la misurazione della temperatura a scuola. La decisione al Tar. "Difenderemo l’ordinanza", proclama il governatore Alberto Cirio.