Tornano a salire in Irlanda del Nord le fiammate, metaforiche e non, delle tensioni settarie, sullo sfondo di un dopo Brexit che minaccia di far materializzare i fantasmi più temuti del passato. La situazione preoccupa i palazzi del potere: da quelli locali di Stormont, sede del litigioso esecutivo regionale di grande coalizione guidato dalla first minister unionista del Dup, Arlene Foster, con al fianco la vicepremier repubblicana dello Sinn Fein, Michelle ÒNeill; a quelli londinesi del governo di Boris Johnson. Dopo varie nottate di scontri e violenze, sparpagliatesi da Derry ad altre località simbolo di quella che fu la sanguinosa stagione dei Troubles, l’ultimo tumulto è scoppiato a Belfast. A partire dai quartieri protestanti, con corredo di cariche di polizia, aggressioni a giornalisti, assalto a un bus incendiato nel cuore delle tenebre, fino al coinvolgimento di attivisti radicali anche dalla trincea contrapposta cattolica-repubblicana. Sullo sfondo covano i rancori unionisti per la decisione di Londra di lasciare aperto il confine fra Eire e Ulster, nonostante la Brexit.