Roma, 8 gennaio 2018 - L'anno nuovo porta il primo sciopero nella scuola al rientro sui banchi. Migliaia di insegnanti (secondo il sindacato Anief) manifestano oggi contro  la decisione del Consiglio di Stato di negare alle maestre e ai maestri precari con diploma magistrale ante 2001/02 la possibilità di essere inseriti nelle graduatorie ad esaurimento. La mobilitazione coinvolge diversi capoluoghi d'Italia, a partire da Torino, dove in mille si sono radunati da tutto il Piemonte, dando vita a un corteo che ha bloccato il centro città. In base a quanto riferito da fonti sindacali, avrebbe incrociato le braccia un maestro su due. A Milano, davanti all'Ufficio Scolastico regionale di Via Polesine, si raccoglie la protesta dell'intera Lombardia - dove, secondo l'Anief, sarebbero 2000 i docenti a rischio licenziamento -, tra gli slogan "Precariato crimine di Stato" e "Nessun docente di meno": si parla di circa 500 persone.

Roma in centinaia protestano davanti al ministero dell'Istruzione. "No ai licenziamenti di massa", chiedono le maestre, preoccupate di una possibile fine del loro contratto. "Abilitate quando serve, licenziate quando conviene", reclamano molte. Presidi anche a Bologna, Palermo, Cagliari, Catanzaro e Bari. "Tutto come previsto: lo sciopero di oggi sta creando seri problemi alla didattica", afferma l'Anief in una nota.

Fedeli: convocheremo le parti

Intanto il ministro Fedeli promette di venire incontro alle richieste dei maestri: "Abbiamo chiesto all'Avvocatura dello Stato di darci le linee attuative della sentenza del Consiglio di Stato. Appena arriverà la risposta, convocheremo le parti e troveremo le soluzioni più idonee", ha detto questa mattina la Fedeli. 

LE RAGIONI DELLO SCIOPERO - La richiesta di chi protesta è quella di confermare nei ruoli i 6mila neoassunti con riserva che hanno superato o stanno superando l'anno di prova e assumere i 44mila colleghi inseriti con riserva nelle Gae, i quali da molti anni insegnano ormai nelle nostre scuole. "Le famiglie italiane si accorgeranno di cosa vuol dire perdere il maestro del proprio figlio, dopo diversi anni, per colpa di una sentenza che non doveva neanche essere pronunciata, vista l'assenza di un conflitto di giudicato per una categoria, composta appunto dai docenti della scuola dell'infanzia e primaria, che è stata volutamente dimenticata dal governo e dal Parlamento, anche con l'esclusione dal piano straordinario di assunzioni, come dal nuovo sistema di formazione e reclutamento", attacca Marcello Pacifico presidente dell'Anief.

Atteso per fare chiarezza sulla vicenda il parere dell'Avvocatura dello Stato, richiesto dal ministero dell'Istruzione lo scorso 22 dicembre e che dovrebbe fare luce sui tempi e sulla corretta modalità di esecuzione della sentenza, tenendo conto delle diverse fattispecie coinvolte. "Se un titolo è considerato abilitante e valido per partecipare ai concorsi, come tutte le altre abilitazioni conseguite entro il 2011 - rimarca Pacifico -, deve essere valido per inserirsi nelle graduatorie a esaurimento. Bisogna riaprire subito le Gae e permettere l'incontro tra domanda e offerta, per non permettere la moltiplicazione di quei corsi e ricorsi che la stessa ministra Valeria Fedeli invita a evitare. Già in due occasioni le Gae sono state riaperte dal Parlamento, nel 2008 e nel 2012, senza attendere il parere dell'Avvocatura dello Stato, peraltro ancora in ingiustificato silenzio. La politica deve assumersi le sue responsabilità, dopo il fallimento del tavolo di confronto richiesto dai sindacati in scadenza di mandato". In caso contrario, annuncia Pacifico, la mobilitazione continuerà e partiranno nuove azioni legali, per annullare in Europa o in Cassazione la sentenza della plenaria del Consiglio di Stato.