Il segretario generale Maurizio Landini, 60 anni, abbracciato dal premier Mario Draghi, 74, davanti alla sede della Cgil
Il segretario generale Maurizio Landini, 60 anni, abbracciato dal premier Mario Draghi, 74, davanti alla sede della Cgil
di Elena G. Polidori ROMA Uno scatto che solo pochi giorni fa sarebbe stato inimmaginabile. L’auto di Mario Draghi che si ferma davanti alla sede nazionale della Cgil. E il presidente del Consiglio – "l’uomo delle banche" – che viene accolto da un lungo applauso e poi abbraccia il segretario Maurizio Landini, la voce dei lavoratori. Ci voleva quell’assalto, quella violenza, per far dire a Landini che "il passato non deve tornare", con Draghi che a sua volta ha dato atto ai sindacati di essere "un presidio di democrazia e dei diritti dei lavoratori; nessuna tolleranza contro intimidazioni ed episodi di violenza". "Ho ringraziato il presidente Draghi — ha aggiunto Landini — per la visita, che ha un significato molto importante per quanto avvenuto; è fatto non...

di Elena G. Polidori

ROMA

Uno scatto che solo pochi giorni fa sarebbe stato inimmaginabile. L’auto di Mario Draghi che si ferma davanti alla sede nazionale della Cgil. E il presidente del Consiglio – "l’uomo delle banche" – che viene accolto da un lungo applauso e poi abbraccia il segretario Maurizio Landini, la voce dei lavoratori. Ci voleva quell’assalto, quella violenza, per far dire a Landini che "il passato non deve tornare", con Draghi che a sua volta ha dato atto ai sindacati di essere "un presidio di democrazia e dei diritti dei lavoratori; nessuna tolleranza contro intimidazioni ed episodi di violenza". "Ho ringraziato il presidente Draghi — ha aggiunto Landini — per la visita, che ha un significato molto importante per quanto avvenuto; è fatto non scontato, ma particolarmente importante e significativo". Non solo, "abbiamo fatto presente che sabato", nel corso della manifestazione a San Giovanni indetta dai sindacati, "ci sarà la richiesta precisa di un provvedimento per lo scioglimento delle forze politiche che si richiamano al fascismo come prevede la Costituzione. Un provvedimento che riteniamo necessario", dice Landini.

Parole che non cadono nel vuoto. La polizia postale ieri ha oscurato il sito del movimento guidato da Roberto Fiore. Ed è già in corso, spiegano a Palazzo Chigi, un approfondimento giuridico sull’opportunità di scioglimento di formazioni, come Forza Nuova, che fanno uso della violenza. Un provvedimento comunque slegato dalla mossa del Pd di Enrico Letta. Ieri, infatti, dai dem è partita un’iniziativa forte, divisiva per la maggioranza: una mozione alla Camera per chiedere lo scioglimento di Forza Nuova e degli altri movimenti dichiaratamente fascisti. "Vogliamo fare una cosa seria? – ha rilanciato il leader leghista, Matteo Salvini – Tutto il Parlamento si unisca per approvare un documento contro ogni genere di violenza e per sciogliere tutte le realtà che portano avanti la violenza: non è che la violenza dei centri sociali lo è meno".

Nel frattempo, da Berlino, il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, rincarava la dose, parlando di "turbamento forte (per la violenza dell’altro giorno, ndr), ma la preoccupazione no. Si è trattato infatti di fenomeni limitati che hanno suscitato una fortissima reazione dell’opinione pubblica". Nel centrodestra leggono l’iniziativa dei dem come l’ennesima trappola delegittimante per uno schieramento comunque in ascesa nei sondaggi nazionali nonostante i risultati delle urne amministrative. Non a caso, non è stato solo il leader della Lega a non appoggiare la mozione del Pd; oltre al no di Fd’I è arrivato anche quello di Forza Italia. Dai grillini, invece, il sostegno alla proposta Pd. "ll M5s aderisce e rilancia le iniziative volte allo scioglimento di Forza Nuova e delle altre sigle della galassia eversiva neofascista", ha assicurato il leader Giuseppe Conte.

È solo che dal Pd di siluri ne sono partiti più d’uno, visto che l’ex ministro e vicesegretario Pd, Giuseppe Provenzano, ha attaccato a testa bassa, via Twitter, sia Fd’I che la stessa Meloni per posizioni "ambigue che li pongono fuori dall’arco costituzionale". Dal partito hanno risposto etichettando l’attacco come "degno di un regime comunista". "Il vicesegretario del Pd – ha detto Meloni – vorrebbe sciogliere il primo partito italiano (oltre che l’unica opposizione al governo), un partito a cui fanno riferimento milioni di cittadini italiani che confidano e credono nelle nostre idee e proposte". E ancora: "Spero che Letta prenda subito le distanze da queste gravissime affermazioni che rivelano la vera intenzione della sinistra: fare fuori Fd’I". Poi Provenzano ha chiarito: "Volevo solo dire che con i dubbi sulla matrice dei disordini di Roma Fd’I si sottrae all’unità delle forze democratiche e repubblicane contro i neofascisti che attaccano lo Stato. Un passo indietro rispetto a Fiuggi. Tutto qui".