di Paolo Franci Aldilà delle prove vere o presunte o delle provette taroccate, fin dall’aprile del 2015 c’è un qualcosa al fianco di Alex Schwazer che avrebbe dovuto far riflettere. Quel ‘qualcosa’ – anzi qualcuno – si chiama Sandro Donati, maestro dello sport che ha fatto della lotta al doping una ragione di vita. Di più: una guerra santa, fino a rischiare la sua stessa vita. E quel ‘qualcosa’ per quasi sei anni, ogni volta che riemergeva la vicenda, prendeva forma in una sola, unica domanda: possibile che l’esorcista si schieri con il demonio? Possibile che Donati, un ‘crociato’ dello sport, combatta dalla parte di un dopato recidivo? A quella domanda, ha risposto ieri il gip di Bolzano, Walter Pelino, scalpellando implacabilmente una sentenza che abbatte il muro della menzogna. Schwazer "assolto per...

di Paolo Franci

Aldilà delle prove vere o presunte o delle provette taroccate, fin dall’aprile del 2015 c’è un qualcosa al fianco di Alex Schwazer che avrebbe dovuto far riflettere. Quel ‘qualcosa’ – anzi qualcuno – si chiama Sandro Donati, maestro dello sport che ha fatto della lotta al doping una ragione di vita. Di più: una guerra santa, fino a rischiare la sua stessa vita. E quel ‘qualcosa’ per quasi sei anni, ogni volta che riemergeva la vicenda, prendeva forma in una sola, unica domanda: possibile che l’esorcista si schieri con il demonio? Possibile che Donati, un ‘crociato’ dello sport, combatta dalla parte di un dopato recidivo?

A quella domanda, ha risposto ieri il gip di Bolzano, Walter Pelino, scalpellando implacabilmente una sentenza che abbatte il muro della menzogna. Schwazer "assolto per non aver commesso il fatto", è la sentenza di primo grado. E non solo, Pelino chiede alla procura di indagare sull’ipotesi di manipolazione delle provette di urina prelevate nel gennaio 2016 e risultate positive al test antidoping nel giugno successivo.

I reati ipotizzati? Falso ideologico, frode processuale e diffamazione. Un uragano che si abbatte sulla Wada, l’agenzia mondiale antidoping, e sulla Iaaf, la federatletica internazionale, che scrive il magistrato: "Negano l’evidenza per salvare la faccia. È accertato che i campioni d’urina prelevati ad Alex Schwazer l’1 gennaio 2016 siano stati alterati" per "ottenere la squalifica e il discredito dell’atleta e del suo allenatore, Sandro Donati". Quell’alterazione, viene rilevata dal perito di parte Giorgio Portera, genetista di TomaLab, ex Ris di Parma e già sul caso di Yara Gambirasio ed Emanuela Orlandi: "Nella provetta di Alex c’era una quantità di Dna mai vista in 3 anni di analisi su centinaia di campioni reali e sperimentali". In poche parole, per la toga di Bolzano è stato un complotto. Per far fuori solo Alex?

La storia è lunga otto anni e più. Schwazer, oro nella 50 km a Pechino 2008 nell’agosto 2012 alla vigilia delle Olimpiadi di Londra viene trovato positivo all’eritropoietina. In una drammatica conferenza stampa durante la quale piangerà a dirotto, ammette di essersi dopato. Scatta la squalifica di 3 anni e mezzo. Mentre la sua ormai ex fidanzata Carolina Kostner pagherà per favoreggiamento con un anno e 4 mesi. Nell’aprile del 2015, Sandro Donati comunica al mondo che allenerà Alex in vista dei giochi di Rio e il patto con il maestro è chiaro: lacrime, sudore, sacrificio. L’8 maggio 2016 corre la 50 km di Roma e rifila 3 minuti e mezzo all’argento olimpico Tallent, che sibila: "Battuto da un dopato". La risposta di Donati è un grido di dolore: "Combattiamo con l’odio di gente". Il 22 giugno 2016, arriva la notizia di una nuova positività di Alex, frutto di un controllo a sorpresa della Iaaf: eccesso di anabolizzanti e steroidi. Un mese dopo, le controanalisi confermano. Alex incassa una squalifica di otto anni. Stavolta non confessa e c’è sempre quel ‘qualcosa’, anzi qualcuno, che lo difende senza mai avere dubbi. È Sandro Donati.

Nel luglio 2016 dirà: "Per colpire me è stato macellato un atleta innocente e ho paura che possa accadere qualcosa a me o alla mia famiglia". Una storia portata alla luce come scandalo sportivo, via via prende forma come vicenda che sa di soldi e consorzi criminali pronti a tutto pur di costruire vittorie taroccate. D’altra parte, il materiale che ha permesso alla Wada di ricostruire lo scandalo del "doping di Stato" in Russia partì proprio dall’inchiesta di Bolzano su Schwazer che, nel novembre 2015 rivelò di aver "fornito piena collaborazione", facendo anche nomi e cognomi agli incaricati dell’agenzia antidoping russa. In quel luglio 2016, Donati dirà ancora: "Questa storia porta con sé un messaggio molto chiaro: chi rompe il muro dell’omertà sul doping deve pagarla. È evidente il rapporto che ha contrassegnato la relazione tra alcuni dirigenti della Iaaf e le autorità sportive russe, finalizzato a insabbiare o a gestire i casi di doping". Ora, Sandro e Alex possono tornare a sorridere, ma chi restituirà al campione cinque anni della sua vita?