Microsoft annuncia che eliminerà le password
Microsoft annuncia che eliminerà le password
Dal banale ‘123456’, al nome del cane, alla data di nascita o di un anniversario. Il mondo delle password è sotto attacco costante, tanto che le ultime ricerche di Microsoft parlano di una media di 579 tentativi di furto di credenziali ogni secondo, 18 miliardi all’anno. E sempre più aziende lavorano sulla doppia autenticazione ma anche sul riconoscimento biometrico. Ora proprio Microsoft fa un passo oltre, eliminando la necessità di ricordarsi le password: ha infatti esteso a tutti i suoi utenti l’applicazione Authenticator, lanciata lo scorso marzo solo per gli utenti business. L’app cancella in automatico le password salvate sul profilo Microsoft. Se si vuole accedere, invia al numero di cellulare registrato o all’email un codice temporaneo da...

Dal banale ‘123456’, al nome del cane, alla data di nascita o di un anniversario. Il mondo delle password è sotto attacco costante, tanto che le ultime ricerche di Microsoft parlano di una media di 579 tentativi di furto di credenziali ogni secondo, 18 miliardi all’anno. E sempre più aziende lavorano sulla doppia autenticazione ma anche sul riconoscimento biometrico. Ora proprio Microsoft fa un passo oltre, eliminando la necessità di ricordarsi le password: ha infatti esteso a tutti i suoi utenti l’applicazione Authenticator, lanciata lo scorso marzo solo per gli utenti business. L’app cancella in automatico le password salvate sul profilo Microsoft. Se si vuole accedere, invia al numero di cellulare registrato o all’email un codice temporaneo da inserire all’autenticazione. Un buon modo per liberarsi della necessità di doversi ricordare decine di parole chiave, o peggio, di appuntarle – non protette – su pezzi carta o sul telefonino.

di Marco Buticchi

Digitato inutilmente il nome del canile di Fido, la data di nascita del nostro amico a quattro zampe e quella della zia materna che abita a Cagliari, lo sguardo si perde nel vuoto e la sicurezza cyber-tecnologica si trasforma in pavida incertezza. Continuando nei tentativi, poi, si cade nel panico e, più ci s’incaponisce e maggiore diventa il terrore di vedere precluso il nostro tecnologico scrigno protetto da una – alla luce dei fatti – inviolabile password.

A nulla servirà a quel punto il carnet dei segreti, il quadernino dove avete manualmente annotato le password più svariate, abbinandole a vocaboli altrettanto arcani ma che, quando li avete messi nero su bianco, vi parevano logici e recuperabili. Adesso nulla più appare facile e decifrare parole e segni risulta impossibile. Così si perdono i ricordi, gli scritti, i segreti d’ogni tipo. A volte immagino questa massa di file senza più padrone che, smarriti, navigano in un pantano di codici binari. Simili, nella loro inutilità, alle isole di plastica che galleggiano sugli Oceani. Ma presto, udite udite, si renderanno inutili il taccuino, la data di nozze del cugino, persino l’anagramma delle nostre stesse iniziali: arriva Authenticator di Microsoft. Tralascio i commenti sul nome che ricorda cyber-eroi di film di fantascienza sempre più prossima alla realtà. Mi baso sulle procedure di autenticazione diffuse dalla casa produttrice: scaricata la app, si riceverà un messaggio al cellulare o via mail. In seguito il programma rimuoverà gran parte delle nostre parole di accesso segrete, sostituendole con una procedura di riconoscimento.

Vi confesso che, sulla carta, tutto mi appare ben più difficile che interpretare i codici cifrati vergati a mano sul nostro taccuino. Vero è che il numero dei tentativi d’intrusione raggiunge, per i soli siti Microsoft, i 18 miliardi l’anno. Numeri di tutto rispetto e, chissà come mai, i delinquenti informatici riescono spesso dove la nostra memoria fa cilecca, svaligiando i tesori che volevamo rendere inviolabili, i nostri conti correnti, la nostra intimità. Sono però convinto che, come sempre accade, fatto il rimedio, arriverà presto l’inganno e il sistema d’avanguardia a protezione, prima o poi, mostrerà qualche baco telematico rendendo precaria ogni tutela.

Un vecchio detto dice che i ladri riescono a rubare perché son più furbi della gente perbene. Alla luce della rincorsa a individuare protezioni, aggiungerei che ogni epoca ha i suoi ladri. Quelli del terzo millennio sono incruenti e invisibili. Ma con questo non significa che facciano danni minori dei loro antenati. Ben vengano allora sistemi per rendere sempre più solide le nostre difese. Anche se per attuarli, chi come me è anagraficamente lontano dai millennial dovrà abbandonare il taccuino, le date importanti l’indirizzo della zia cagliaritana e rimettersi a studiare.