Minacce via social alle maestre indagate perché accusate di maltrattare i propri alunni in una scuola materna dell’hinterland di Torino. "Se dovesse capitare ai miei nipoti, le strappo il cuore con le mie mani", è uno dei tanti commenti comparsi sul web in queste ore. "Ora arrestate anche il preside e i bidelli", chiede un altro. E c’è anche chi vuole...

Minacce via social alle maestre indagate perché accusate di maltrattare i propri alunni in una scuola materna dell’hinterland di Torino. "Se dovesse capitare ai miei nipoti, le strappo il cuore con le mie mani", è uno dei tanti commenti comparsi sul web in queste ore. "Ora arrestate anche il preside e i bidelli", chiede un altro. E c’è anche chi vuole conoscere nome e cognome delle indagate per andare a casa loro. "Una passata di pugni e calci è quello che si meritano...".

Sono sette i bambini che, secondo le indagini dei carabinieri coordinate dal pm di Torino, Barbara Badellino, sono stati maltrattati dalle due insegnanti di 46 e 57 anni. "Vi ammazzo", urlavano contro i bambini, tra i 3 e i 5 anni, le educatrici, che sono anche accusate di aver trascinato i piccoli con violenza, di averli strattonati e schiaffeggiati. Fatti che risalirebbero al periodo tra l’autunno 2018 e la fine dello scorso marzo. E che, in alcuni casi, sarebbero stati filmati da telecamere nascoste. Un fulmine a ciel sereno per le due insegnanti che, difese dagli avvocati Pietro Obert e Elena Gusmano, respingono ogni addebito. E si dicono pronte a "provare la loro estraneità ai fatti", sconvolte dalle accuse così come dalla pioggia di insulti e minacce delle ultime ore.

Prendono le distanze dagli haters anche i genitori della scuola, che condannano "con assoluta fermezza qualsiasi azione che possa essere stata perpetrata nei confronti dei piccoli allievi", ma dicono no alla "caccia alle streghe", perché "non è mai stata utile a nessuno". "Il comprensivo è fatto di tante persone che quotidianamente si impegnano al massimo per istruire ed educare i nostri figli - ricordano i genitori -. In queste situazioni si scatenano sui social una miriade di commenti, condanne e minacce, ma non spetta a noi indagare o fare un processo".