Saverio De Sario (Ansa)
Saverio De Sario (Ansa)

Perugia, 22 aprile 2017 - «HO INVENTATO una storia incredibile: che ci violentavano in gruppo in un campetto davanti alle case. Avevo dieci anni e paura che la mamma mi ammazzasse se mi rifiutavo. L’ho ideata così fantasiosa apposta, affinchè non mi credessero. Invece mi hanno creduto. Venti giudici hanno messo in galera un innocente, mio padre. E mia madre adesso mi fa solo tanta pena. Non si merita nemmeno il mio odio».
Gabriele De Sario oggi ha 27 anni e un sogno nel cassetto: «Riprendermi la vita che mi hanno rubato».
 
DICIASSETTE anni di accuse, processi e galera. Diciassette, fino a ieri mattina quando la Corte d’appello di Perugia in sessanta secondi ha cancellato un la lunga scia di menzogne, accogliendo la revisione del processo contro Saverio De Sario, 48 anni di origine sarda, condannato a 9 anni e 11 mesi di reclusione per gli abusi commessi sui due figli piccoli e sulla nipotina. E, per questo arrestato nel luglio del 2015 quando la sentenza divenne definitiva. Violenze mai commesse come hanno ‘testimoniato’ le ritrattazioni, anche pubbliche, dei figli e ‘provate’ dalle consulenze ginecologiche sulla nipote, oggi adulta. Adesso Saverio De Sario, tuta e codice, non smette di riabbracciare Gabriele e Michele, i suoi ‘bambini’ ritrovati per sempre, appena varca il portone del carcere di Terni. Accanto le sorelle che non lo hanno mai abbandonato e l’avvocato Massimiliano Battagliola che ha reso possibile il ‘miracolo’ dell’assoluzione, dopo il no della Corte romana. 

È felice, frastornato. 

«È stata una giornata carica di emozioni. Finalmente mi hanno restituito la mia vita. Sono uscito da questo incubo avendo la consapevolezza di avere la coscienza a posto, ma penso a quanta gente non ha avuto la mia stessa fortuna».

Innocente e libero.

«Non avevo fatto niente perché la libertà mi venisse tolta. Mi spettava di diritto». 

Ma quando l’hanno arrestata ci credeva?

«Ho avuto sempre la consapevolezza che sarebbe accaduto, prima o poi. La verità era già evidente, sotto gli occhi di tutti. Le persone che mi stavano accanto sapevano. Sapevano che ero innocente».

Eppure venti giudici non le hanno creduto.

«Loro vivono un’altra realtà, mediata dalle relazioni di assistenti sociali e forze dell’ordine. Non hanno la percezione della vita reale delle persone che giudicano. È una conoscenza sempre mediata».

Quasi due anni in carcere. Cosa è accaduto?

«In questi anni ho pensato a tante cose, ci sono stati momenti difficili. Poi quando al mio caso si sono interessate le tv e i mass media ho avuto un po’ di sollievo ma non è stata una passeggiata».

Un incubo che inizia diciassette anni fa?

«Fu una doccia fredda. Fai tanti sacrifici, giustamente, per i tuoi figli e poi ti puniscono perchè hai fatto loro del bene. Difficile da accettare».

Ha mai dubitato dei suoi figli?

«Mai una volta. Da subito ho capito che dietro c’era la mia ex moglie».

Che cosa prova ora nei confronti della sua ex?

«Dovrebbe fare almeno il doppio degli anni di carcere miei (quasi 4, ndr) per rendersi conto di ciò che ha fatto. Ma la sua punizione più grande è stata quella di perdere i figli. Tutto per una vendetta».

Perché?

«Non le ho mai torto un capello ma credo si sia voluta vendicare del fatto che, dopo aver scoperto i suoi tradimenti ed esserci separati consensualmente, non ho mai voluto ricomporre la famiglia con lei. Le dissi ‘occupiamoci solo dei bambini’».

«Mi riprenderò tutto. Piano piano. Le mie attività, gli affetti, gli amici. Ora torno a vivere».