Viviana Ponchia Se viene addosso la sera di Natale è fulminea come un’influenza, spietata come lo spazio freddo in cui girano le stelle. Tutti gli anni affollati sono alle spalle, la tavola è apparecchiata per uno: che ci faccio qui? Più subdola la variante davanti al modulo delle Poste se non c’è una terza mano a compilarlo. Letale quella che si accompagna alla malattia e alla dispensa...

Viviana

Ponchia

Se viene addosso la sera di Natale è fulminea come un’influenza, spietata come lo spazio freddo in cui girano le stelle. Tutti gli anni affollati sono alle spalle, la tavola è apparecchiata per uno: che ci faccio qui? Più subdola la variante davanti al modulo delle Poste se non c’è una terza mano a compilarlo. Letale quella che si accompagna alla malattia e alla dispensa vuota. Ha tanti volti la solitudine. Persino quello sorridente di una condizione desiderata e scelta, ma in questo caso bisognerebbe cambiarle nome. Parliamo invece di quella che fa soffrire. Degli 8 milioni e mezzo di italiani (soprattutto anziani, vedovi e separati) che vanno alla deriva in un mare super connesso senza zattere a cui aggrapparsi. È per loro che stanno germogliando gli assessorati alla solitudine e giuratemi che esiste un ossimoro più potente: la burocrazia impettita abbracciata alla vulnerabilità della condizione umana.

Ha cominciato il comune di Villa del Conte in provincia di Padova, tutto il Veneto ci sta andando dietro. Perché il problema è enorme. Esisteva prima del Covid, è diventato virale con la pandemia. E io mi vergogno. Ogni mattina all’edicola provo brutti sentimenti perché il vecchietto davanti a me traccheggia con le monete, esita, continua a parlare. Al supermercato stessa cosa: la signora dai capelli viola prende dall’inizio l’epica del nipotino che non vede mai e non schioda dalla cassa. Nel carrello ha una scatola di Pavesini e una bottiglia di Cointreau e io smetto di scalpitare. Chi sono per metterle fretta con la mia mega spesa che racconta di cene affollate, gente che va e viene depredando il frigo, un nucleo vivo su cui contare? Abbasso gli occhi: quelle saranno forse le uniche parole che queste persone scambieranno in tutta la giornata. Domani domanderò al vecchietto se è del Toro. E alla signora come mai il Cointreau. Proverò a farmi i fatti loro perché è questo che desiderano: essere visti. E io, come minimo, posso guardarli negli occhi.