Teatro alla Scala di Milano
Teatro alla Scala di Milano

Milano, 25 gennaio 2015 - Primo maggio alla Scala, mancava solo il Governo. Lacuna colmata dal ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini, che ieri, ultimo di una lunga serie, ha invitato i delegati Cgil del Piermarini a fare marcia indietro sul «no» allo spettacolo nel giorno della festa dei lavoratori: «Vista l’importanza dell’evento e l’attenzione internazionale – riflette – sarebbe importante l’apertura del Teatro alla Scala anche il primo maggio: si tratta di trovare il giusto equilibrio tra le parti».

Come già fatto in passato per altre categorie: «È un tema affrontato più volte e positivamente con i sindacati nei Beni culturali – aggiunge Franceschini –. Da alcuni anni, i musei italiani sono aperti, e mi pare che anche in questo caso sarebbe importante l’apertura della Scala, con l’evento della Prima». Auspicio ribadito pure dal commissario unico di Expo 2015 spa, Giuseppe Sala: «L’idea è che il Primo maggio ci siano le autorità, le istituzioni e i politici internazionali: ho più volte sottolineato al sovrintendente Pereira che per chi è già lì sarà un’occasione straordinaria». Alexander Pereira lo sa benissimo, tanto che sta provando in tutti i modi a salvare il capolavoro pucciniano diretto per l’occasione dal maestro Riccardo Chailly.

Prima la trattativa (vana) con i rappresentanti sindacali, durante la quale il manager austriaco ha dovuto suo malgrado prendere atto della contrarietà della Cgil, che ha anche fatto leva su una sentenza della Corte di Cassazione datata 2005 favorevole al personale di via Filodrammatici sul 2 giugno. In pratica, la Suprema Corte ha stabilito che le feste comandate non possono essere oggetto di contrattazione perché nella completa disponibilità di ogni singolo dipendente. Da lì, quindi, si è passati al secondo step: lettera individuale per chiedere la disponibilità a prestare servizio il Primo maggio in cambio di una paga raddoppiata (100% in più per l’area tecnico-amministrativa e 140% in più per orchestra e coro).

C’è tempo fino al 31 gennaio per dare una risposta, anche se è bene precisare che il «sì» o il «no» potrebbe essere comunque sconfessato dal lavoratore il Primo maggio, senza alcuna conseguenza di natura disciplinare. Con ogni probabilità, la stragrande maggioranza dei musicisti si schiererà a favore della Turandot (il 90-95% ha sottoscritto una raccolta-firme a dicembre), così come una buona parte del coro. Incognite, invece, sulle maestranze, in particolare sugli addetti al palcoscenico fedeli a Cgil e Cub. A fine mese partirà la conta, reparto dopo reparto, per capire se lo spettacolo potrà essere allestito al netto delle defezioni. Altrimenti bisognerà vagliare le alternative. La prima: annullare la data, con inevitabile danno d’immagine internazionale per il tempio della lirica. La seconda: posticipare la rappresentazione al 2 maggio.

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