Amin, campione di scacchi a 12 anni
Amin, campione di scacchi a 12 anni

Vicenza, 2 dicembre 2019 - "L’ultimo appello, disperato, è di oltre un mese fa. Di nascosto, dal cellulare della madre, mi scrive su Whatsapp: ’Aiutami, sono a Dubai, la mamma mi sta portando in Bangladesh!‘ Poi più nulla. Solo un silenzio lungo settimane. E un dubbio atroce che non riesco a togliermi dalla testa: che possa essergli successo qualcosa». L’ultimo capitolo della storia del piccolo Amin (nome di fantasia), dodicenne di origini bengalesi campione di scacchi, nato e cresciuto a Montecchio, nel Vicentino, si chiude con quell’angosciante richiesta di aiuto all’uomo che ha sempre considerato «come un padre». Si tratta di Carlo Bertola, 58 anni, architetto di Montecchio che ha preso a cuore la vicenda di questo ragazzino «portato via dall’Italia insieme ai suoi due fratellini perché troppo studioso, troppo integrato e troppo italiano». È proprio Bertola che prova a ricostruire gli intrecci di una vicenda drammatica che parte da lontano.

Amin è stato portato via dalla madre a fine ottobre...
«Sono spaventato. Perché proprio la mamma gli diceva: ‘se continuni a fare il ribelle ti porto in Bangladesh e ti uccido’».

Quando inizia questa storia?
«Ho conosciuto Amin 7 anni fa quando frequentava la materna con mio figlio, nato con una disabilità che gli impediva di parlare. Anche Amin non parlava, ma perché conosceva solo il bengalese. Lui e mio figlio sono diventati inseparabili. In prima elementare è stato bocciato, così ho proposto ai genitori di aiutarlo nei compiti. Lui e il fratellino hanno preso a studiare a casa mia, spesso si andava al cinema o in pizzeria tutti insieme».

Le cose migliorano?
«Sì, tantissimo. A giugno Amin esce dalle elementari con tutti 10, il primo della classe. Era sempre più bravo, si faceva voler bene da tutti. Una volta imparato l’italiano, scopre anche la lettura. Gli compravo due libri per volta. Era felice. Interessato fin dal primo volume che ha sfogliato, la saga di Sandokan, per poi interessarsi ad Anna Frank e Primo Levi, Sepulveda e Allende».

In tutto questo anche la grande passione per gli scacchi.
«Per lui e i suoi due fratellini non esistevano sport, così ho regalato loro la mia scacchiera. Un’idea che mi è venuta leggendo ‘La regina bambina’, la storia vera di Phiona Mutesi, bimba ugandese cresciuta nella baraccopoli e diventata campionessa internazionale di scacchi».

Presto Amin dimostra di essere dotato...
«Molto velocemente vince nei tornei giovanili, mostrando le coppe con orgoglio. Ma a questo punto cambiano le cose».

Si spieghi.
«Il futuro che gli hanno destinato i suoi genitori non comprende istruzione e divertimento, finito l’obbligo scolastico avrebbe subito dovuto lavorare. Così iniziano a detestare lui e me».

Cosa succede esattamente?
«Amin a casa sempre più spesso viene insultato, maltrattato, picchiato, con i genitori che non accettano il suo stile di vita da occidentale. Spesso non gli davano nemeno da mangiare».

Bertola, lei in che modo interviene?
«Denuncio tutto alla scuola primaria, alla media, ai servizi sociali, all’Ufficio ‘Tutela Minori’. È qui che mesi fa, ben prima della partenza dei bimbi, consegno le chat con cui Amin sfogava le sue sofferenze».

Cosa c’era scritto?
«Di tutto. Mi scriveva di nascosto: ‘Carlo, non riesco più a sopportare quei due. Mi hanno picchiato, insultato, mi volevano buttare fuori di casa... ho pensato di suicidarmi».

Messaggi, temi, foto di graffi e lividi. Il dossier è stato inviato anche al presidente della Repubblica?
«Sì. Amin e i suoi 2 fratellini sono nati qui e studiano nelle nostre scuole, abbiamo il dovere di prenderci cura di loro. Mi dicano almeno come stanno».