Roma, 5 gennaio 2021 - Quello della scuola è uno dei settori maggiormente colpiti dalla pandemia da Coronavirus. E mentre la riapertura delle scuole slitta, per ora, all'11 gennaio, Save the Children dà voce agli adolescenti, "gli studenti inascoltati nella crisi", presentando i risultati della nuova indagine dal titolo 'I giovani ai tempi del Coronavirus". Lo studio, condotto da Ipsos per l'Organizzazione, analizza opinioni, stati d’animo e aspettative di studenti tra i 14 e i 18 anni dipingendo un complicato e delicato quadro sul mondo della scuola e chi ne fa parte. 

Per Save the Children l'impatto prodotto sui ragazzi dalla chiusura delle scuole "è ancora gravemente sottovalutato". "Servono ristori" anche per più giovani, e che la politica "sia all’altezza delle loro aspettative", utilizzando le risorse del Next Generation UE - come gli stessi ragazzi indicano - prioritariamente per il loro futuro.  

Alla incerta vigilia della ripresa, gli adolescenti tracciano un bilancio dei mesi di didattica a distanza che ha coinvolto oltre due milioni e mezzo di ragazze e ragazzi delle scuole superiori di secondo grado. 

4 su 10 bocciano la Dad

Quattro ragazzi su 10, il 38%, bocciano l'esperienza della didattica a distanza: la principale difficoltà è rappresentata dalla fatica a concentrarsi per seguire le lezioni online (citata da quasi un ragazzo su 2, il 45%) e dai problemi tecnici dovuti alla connessione internet/copertura di rete propria o dei docenti (41 e 40% rispettivamente); seguono i problemi tecnici dovuti alla scarsa digitalizzazione dei docenti e la noia (33% ciascuno).

Il rischio di dispersione scolastica

È un quadro critico quello che emerge dagli studenti e che fa suonare un campanello d’allarme sul rischio di dispersione scolastica per "almeno 34mila studenti delle superiori". Il 28% degli studenti dichiara infatti che almeno un loro compagno di classe dal lockdown di questa primavera ad oggi avrebbe smesso di frequentare le lezioni, tra questi, un quarto ritiene che siano addirittura più di 3 i ragazzi che non partecipano più alle lezioni. 

Il 35% si sente più impreparato

Difficoltà che sembrerebbero avere un duro impatto nella loro preparazione scolastica: più di uno studente su tre (35%) si sente più impreparato di quando andava a scuola in presenza e il 35% quest’anno deve recuperare più materie dell’anno scorso. Quasi quattro studenti su dieci dichiarano di avere avuto ripercussioni negative sulla capacità di studiare (37%). Gli adolescenti dicono di sentirsi stanchi (31%), incerti (17%), preoccupati (17%), irritabili (16%), ansiosi (15%), disorientati (14%), nervosi (14%), apatici (13%), scoraggiati (13%), in un caleidoscopio di sensazioni negative di cui parlano prevalentemente con la famiglia (59%) e gli amici (38%), ma che per più di 1 su 5 rimangono un pesante fardello da tenersi dentro, senza condividerlo con nessuno (22%).

"Un anno sprecato"

Un "anno sprecato" per quasi un adolescente su due (46%), che, in ogni caso, nella costrizione di vivere in un mondo di incontri solo virtuali, ha fatto riscoprire a molti il valore della relazione "dal vivo" con i coetanei: anche se quasi un quarto degli adolescenti (23%) dichiara che, in questo anno di pandemia, ha capito che uscire non è poi così importante e che si possono mantenere le relazioni anche on line. Per contro, l`85% dei ragazzi intervistati afferma invece di aver capito quanto sia importante uscire con gli amici, andare fuori e relazionarsi "in presenza". In un'età di cambiamento come quella dell'adolescenza, il tema delle relazioni personali è fondamentale e tra le "privazioni" che i ragazzi hanno sofferto di più, anche quella di non aver potuto vivere esperienze sentimentali importanti per la loro età (63%). 

2 su 10 hanno un dispositivo condiviso

Guardando alle dotazioni dei ragazzi, quasi 2 adolescenti su 10 (18%) dichiarano di aver a disposizione un dispositivo condiviso con altri e quasi uno su 10 (8%) si trova a frequentare le lezioni in una stanza con altre persone. Più di 7 ragazzi su 10 (72%) ritengono che con la Dad sia più difficile imparare cose nuove e socializzare con i compagni. Uno su 2 (51%) ritiene infine che sia più difficile rispettare il programma scolastico. Non vi è accordo per quel che riguarda il confronto distanza/presenza sulla difficoltà di sostenere una interrogazione orale: il campione risulta più o meno equamente distribuito fra coloro che ritengono che con la Dad sia più facile/più difficile/uguale rispetto alla didattica in aula.

Il futuro incerto

Guardando al futuro, solo uno su 4 pensa che "tornerà tutto come prima" (26%) e la stessa percentuale ritiene che "continueremo ad avere paura", mentre il 43% vede l`esperienza che sta vivendo come uno spartiacque che sdogana, anche dopo il vaccino, il fatto che "staremo comunque insieme in modo diverso, più online" (43%).

I giovani e la gestione dell'emergenza

I ragazzi - sottolinea il rapporto - si sentono esclusi dalle scelte per il contrasto alla diffusione del Covid, che li hanno visti penalizzati nell`interruzione delle attività scolastiche in presenza: il 65% è convinto di star pagando in prima persona per l`incapacità degli adulti di gestire la pandemia, il 43% si sente accusato dagli adulti di essere tra i principali diffusori del contagio, mentre il 42% ritiene ingiusto che agli adulti sia permesso di andare al lavoro, mentre ai giovani non è permesso di andare a scuola.