Sara Pedri, la dottoressa scomparsa
Sara Pedri, la dottoressa scomparsa

Trento, 23 giugno 2021 - La sera prima si è dimessa dall'ultimo incarico, era stata trasferita a Cles dal reparto di Ginecologia dell’ospedale Santa Chiara a Trento dov’era arrivata a novembre. “Mi sono tolta un peso”, ha confidato al fidanzato Guglielmo e alla sorella Emanuela, le ultime persone ad averla sentita. Poi, il nulla. Sara Pedri, ginecologa forlivese, 32 anni proprio oggi, è sparita il 4 marzo. Hanno ritrovato la sua Volkswagen T-Roc – con il telefonino abbandonato su un sedile –, a Mostizzolo (Cis), all’incrocio tra due statali ma soprattutto vicino a un ponte dalla triste fama, scelto in passato da chi ha deciso di togliersi la vita. E quello è il timore angosciante della famiglia e di chi le vuole bene. Nell’ultimo ritorno a casa, Sara era apparsa infelice e dimagrita. Problemi sul lavoro. Gli stessi che l’avevano convinta a lasciare il reparto del Santa Chiara. Sul quale da anni si rincorrevano gli interrogativi. 

"La fuga dei medici di Ginecologia ed Ostetricia sarebbe una realtà da considerare con molta attenzione visto che avrebbe come ovvia conseguenza un continuo turn over", denunciava nel gennaio 2019 Filippo Degasperi, consigliere  provinciale. Ieri ha riletto in aula tutte le domande che da allora non hanno ottenuto risposta. Commenta con amarezza al telefono: "Peccato che per due anni e mezzo nessuno abbia fatto nulla. Una serie di professionisti riteneva che in quel reparto si fosse arrivati a un livello di guardia. Per questo la consideravo una vicenda meritevole di approfondimenti. Che invece nessuno ha fatto". Il consigliere chiedeva anche quanti medici si fossero dimessi e se il direttore generale avesse avuto un colloquio con il presidente dell’Ordine  sulla situazione. Conferma Marco Ioppi: "Sì, ho avuto un incontro con il direttore generale dell’epoca, era il 2019. Era presente anche il direttore sanitario. Avevamo visto che in un anno molti medici, 15 se ricordo bene, venivano assunti e poi se ne andavano. Quel turn over ci aveva  allarmato. No, non ho consegnato un rapporto scritto, abbiamo parlato. Avevamo avuto rassicurazioni che la situazione sarebbe stata presa in esame. Noi ci siamo limitati a questo. Va detto che all’azienda interessa un reparto organizzato bene e che produca risultati. Spesso chi se ne deve occupare  viene lasciato solo. Per questo corriamo il rischio di avere sempre più situazioni così. Non è vero che non abbiamo fatto niente.  Ci siamo trovati davanti a un muro di gomma. Sono d’accordo con la famiglia. Andiamo a esaminare la situazione perché se c’è stato un sacrificio così grande, non vada disperso". L'Apss di Trento ha messo al lavoro una commissione d'indagine.  La procura ha aperto un fascicolo  senza notizie di reato.

Il fenomeno degli scomparsi

Sono stati scandagliati laghi, torrenti, boschi. A un certo punto le ricerche erano state interrotte. Sono riprese quando il caso ha fatto clamore perché se ne sono accorte le tv nazionali. Ma di Sara nessuna traccia. Dispersa. Una parola che gli uomini del Soccorso alpino conoscono bene. Nel 2020 - quasi diecimila gli interventi  - 90 persone non sono mai state ritrovate, un numero in crescita dal 2019. Inghiottiti dalla montagna, dai luoghi inaccessibili. Inghiottiti dal mistero. Sfogliando l’ultimo rapporto del commissario di governo per gli scomparsi, prefetto Silvana Riccio, scopriamo che ogni mese in Italia spariscono in media 1.500 persone, la percentuale di chi viene ritrovato oscilla tra il 70% e il 75%. Quest’anno, il trend è in crescita del 50%, numero che però va inquadrato bene, c’è da scontare la flessione nel periodo del lockdown.  Un numero così alto di si spiega naturalmente anche con i minori stranieri non accompagnati. Non solo, però. "Dal '74, quando si è cominciato a fare le statistiche, in Italia sono sparite 60mila persone. Come una città", il conto di Francesco Farinella, 83 anni, il papà di Federica Federica, la modella scomparsa il 2 settembre 2001, i suoi resti sono stati ritrovati a dicembre vicino alla casa di famiglia, nell'Astigiano. Altri resti poche settimane fa. Le ricerche continuano per l'ostinazione della famiglia. Il papà cerca ancora la verità, come ha fatto quando non ha trovato più la sua bambina, in quella bella domenica di sole, e ha deciso di fondare l'associazione 'Penelope' per aiutare le famiglie come la sua. Che devono attraversare il deserto di un'assenza senza nome.