Sara Pedri, ginecologa 32enne di Forlì, è sparita il 4 marzo scorso a Cles
Sara Pedri, ginecologa 32enne di Forlì, è sparita il 4 marzo scorso a Cles
"Sono un morto che cammina. Questa volta non ce la farò". Così scriveva verso la fine Sara Pedri, ginecologa forlivese 32enne scomparsa il 4 marzo 2021 in Trentino. Tra le 20mila pagine di messaggi e vocali WhatsApp trascritti, è questo quello che maggiormente colpisce Gabriella Marano, psicologa specializzata in criminologia, incaricata di effettuare una consulenza tecnica e redigere una perizia di parte. Il documento – 119 pagine – è stato consegnato il 28 dicembre alla procura di Trento dall’avvocato della famiglia Pedri, Nicodemo Gentile. Le ricerche nel lago di Santa Giustina e nei pressi del ponte di Mostizzolo, noto come ponte dei suicidi, dopo 10 mesi non hanno restituito il corpo di Sara. Ma la famiglia non si...

"Sono un morto che cammina. Questa volta non ce la farò". Così scriveva verso la fine Sara Pedri, ginecologa forlivese 32enne scomparsa il 4 marzo 2021 in Trentino. Tra le 20mila pagine di messaggi e vocali WhatsApp trascritti, è questo quello che maggiormente colpisce Gabriella Marano, psicologa specializzata in criminologia, incaricata di effettuare una consulenza tecnica e redigere una perizia di parte. Il documento – 119 pagine – è stato consegnato il 28 dicembre alla procura di Trento dall’avvocato della famiglia Pedri, Nicodemo Gentile.

Le ricerche nel lago di Santa Giustina e nei pressi del ponte di Mostizzolo, noto come ponte dei suicidi, dopo 10 mesi non hanno restituito il corpo di Sara. Ma la famiglia non si arrende e continua la battaglia per far luce su una complessa e dolorosa vicenda, che vede due indagati per maltrattamenti. Si tratta di Saverio Tateo, ex primario di Ginecologia al Santa Chiara di Trento – dove Sara ha lavorato circa tre mesi fino al 1° marzo (giorno del trasferimento a Cles cui seguirono in 48 ore le dimissioni) – e della sua vice Liliana Mereu.

L’ultimo step dell’inchiesta ancora in corso, dunque, è questa minuziosa ’autopsia psicologica’ condotta dalla dottoressa Marano per la quale "il supertestimone è proprio lei, Sara, che ha parlato attraverso gli appunti lasciati in casa, le e-mail inviate e non, le telefonate, le confidenze, gli sfoghi, le lacrime versate con le persone a lei più care, e soprattutto attraverso le migliaia e migliaia di messaggi e di vocali che coprono intensamente gli ultimi tre anni della sua vita".

Accanto a essi, l’esperta in criminologia ha ascoltato anche le testimonianze di 15 persone per ricostruire il profilo psicologico della ragazza. "Non c’era alcun segno di instabilità pregressa – spiega l’esperta –. Fermo restando che, anche qualora ci fosse una vulnerabilità soggiacente, e non è questo il caso, un fatto ingiusto e traumatizzante può avere la sua incidenza. Ma Sara era in profondo equilibrio e assetto". Qualcosa si è spezzato nel secondo periodo di permanenza a Trento dove, secondo la psicologa, "Sara è stata vittima di ’quick mobbing’, che differisce dal mobbing proprio nella durata, in questo caso 3 mesi, delle azioni vessatorie subite. Il conflitto, pari a un temporale estivo violento, sembra saltare quei preliminari che il mobbing contempla ed esplodere improvviso in tutta la sua forza". Sara, dunque, "si è ritrovata come un agnello in mezzo ai lupi e ha finito per essere sbranata". Nel suo caso è anche lecito parlare di disturbo da stress post traumatico, un quadro psicopatologico ravvisabile quando si verifica "un evento di particolare impatto emotivo, che supera le normali capacità di adattamento". Nell’arco di tre mesi, infatti, la vita era giunta a provocarle dolore, sia psicologico che fisico. Il suo equilibrio di giovane donna e talentuosa professionista è stato minato, secondo la perizia, "da comportamenti vessatori frequenti e costanti, posti in essere con lo scopo (quand’anche inconsapevole) e l’effetto di violare la sua dignità, e di creare, intorno a lei, un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante e offensivo".

Il documento fuga ogni dubbio concludendo "con un tasso di probabilità purtroppo prossimo alla certezza, che Sara Pedri si sia tolta la vita". Ma se nulla potrà restituirla ai suoi cari, ciò che essi auspicano è che si chiariscano quanto prima le presunte responsabilità e che il suo esempio, scrive la sorella Emanuela sui social, "possa un domani portare al cambiamento auspicato, aiutando chi come lei si è trovato vittima del mobbing, denunciandolo prima che il danno diventi irreparabile".