Martedì 16 Luglio 2024

Saman, il fratello in aula: "Io ero come prigioniero"

Il processo per la 18enne uccisa in famiglia. Lui: giustizia per mia sorella

Saman, il fratello in aula: "Io ero come prigioniero"

Saman, il fratello in aula: "Io ero come prigioniero"

"Ora mi sento anche italiano". Le parole del fratello di Saman Abbas riecheggiano quelle della 18enne pakistana sparita il primo maggio 2021 e trovata sepolta un anno e mezzo dopo sotto un rudere a Novellara, a pochi passi da casa. Lei, che secondo la Procura è stata uccisa per essersi opposta a un matrimonio combinato, su Instagram si presentava come ‘Italian girl’. Al velo e agli abiti tradizionali, preferiva jeans, scarpe da ginnastica, un brillante rossetto. Alla vita di lavori in casa, lo studio, che però le fu impedito dal padre, come raccontato anche ieri in tribunale a Reggio. Pure il fratello Alì Haider, come Saman, ieri sentito davanti alla Corte d’Assise di Reggio Emilia nel processo per omicidio, ha esplicitato la difficoltà di sentirsi strattonato tra due culture inconciliabili. Quando gli è stato chiesto come mai nel gennaio 2021 mostrò ai genitori Shabbar Abbas e Nazia Shaheen la foto di un bacio tra Saman e Ayub Saqib, il fidanzato in Italia osteggiato della famiglia, Haider ha detto di essere cresciuto con quella cultura, di aver avuto la stessa mentalità dei suoi, che gli avevano inculcato che erano un male le foto sui social perché avrebbero fatto parlare la gente: "Era mia sorella, non volevo che il mondo vedesse. Per me allora era sbagliato, ma poi sono cambiato. E mi sento anche italiano". Il ragazzo, ora 18enne, viene ascoltato dietro un paravento, per evitare che lui incroci gli sguardi dei cinque parenti imputati: i genitori, lo zio e due cugini. Lui ora è sentito non più come testimone, ma come indagato in procedimento connesso, su decisione della Corte che ha individuato indizi di reità per i quali avrebbe dovuto essere iscritto nel maggio 2021, fatto per cui oggi la Procura dei minori potrebbe indagarlo. "Mio padre si ubriacava e picchiava la mamma quasi tutti i giorni: Saman che era più forte di me si ribellava. Ci cacciava fuori casa: una volta mia madre, io e Saman dormimmo in un capannone su una macchina. Era freddo, lei ci avvolse col velo. Non denunciò per proteggere noi figli". Ma racconta anche che quando Saman si videocollegò coi genitori dalla comunità di Bologna, la mamma la vide coi riflessi biondi: "Disse a bassa voce ‘prostituta’". Ieri il ragazzo ha anche dato una possibile spiegazione al mistero delle scarpe da ginnastica di Saman, mai trovate: "Mentre si preparavano per partire in Pakistan, i miei le misero in valigia". Il sogno di camminare con le sneakers nel mondo era già finito sotto terra insieme a lei.

Alessandra Codeluppi