di Alessandra Codeluppi e Daniele Petrone "Dov’è stata occultata Saman?". È quanto potranno chiedere finalmente gli inquirenti a Ikram Ijaz – il cugino della 18enne pachistana scomparsa da oltre un mese dalla Bassa Reggiana e che si presume essere stata uccisa dalla famiglia – che ieri mattina è stato consegnato a Ventimiglia alle autorità italiane dopo il mandato di arresto europeo spiccato dal tribunale di Reggio Emilia. Il 28enne era stato arrestato dalla polizia transalpina lo scorso 29 maggio a Nimes, in Francia, mentre stava tentando di raggiungere, a bordo di un autobus, Barcellona, in Spagna, dove probabilmente lo attendevano alcuni parenti che gli avrebbero offerto rifugio. Poco prima di mezzogiorno, è stato fatto uscire dal camioncino della penitenziaria francese. T-shirt arancione e...

di Alessandra Codeluppi

e Daniele Petrone

"Dov’è stata occultata Saman?". È quanto potranno chiedere finalmente gli inquirenti a Ikram Ijaz – il cugino della 18enne pachistana scomparsa da oltre un mese dalla Bassa Reggiana e che si presume essere stata uccisa dalla famiglia – che ieri mattina è stato consegnato a Ventimiglia alle autorità italiane dopo il mandato di arresto europeo spiccato dal tribunale di Reggio Emilia. Il 28enne era stato arrestato dalla polizia transalpina lo scorso 29 maggio a Nimes, in Francia, mentre stava tentando di raggiungere, a bordo di un autobus, Barcellona, in Spagna, dove probabilmente lo attendevano alcuni parenti che gli avrebbero offerto rifugio. Poco prima di mezzogiorno, è stato fatto uscire dal camioncino della penitenziaria francese. T-shirt arancione e manette ai polsi. Caricato su un’auto della polizia italiana che assieme ai carabinieri poi lo hanno tradotto in carcere a Reggio Emilia in serata attorno alle 20.

Inquirenti e magistrati contano di metterlo sotto torchio tra oggi e domani. E di farlo cadere nella confessione. Un "delitto d’onore" – che si sarebbe consumato per il ‘no’ di Saman alle nozze combinate in patria e per la volontà di fuggire con un fidanzato, connazionale non accettato però dai genitori – sul quale il cugino potrebbe svelare molte verità. Ikram è tra i tre protagonisti del video-verità che risale al 29 aprile, al giorno precedente del presunto delitto consumato nella notte tra il 30 aprile e il 1° maggio. Le telecamere di videosorveglianza della cascina dove viveva la famiglia Abbas lo avevano ripreso con lo zio Danish Hasnain, 33 anni – ritenuto l’esecutore materiale dell’omicidio premeditato (in concorso, accusa di cui devono rispondere tutti e cinque gli indagati) – e a un altro cugino, il 34enne Nomanulhaq Nomanulhaq, mentre con le pale si dirigeva verso i campi a scavare la presunta buca per seppellire Saman.

Una testimonianza quella di Ikram per la quale la Procura ha voluto mettere in stand-by l’incidente probatorio – non ancora fissato – per il 16enne fratellino di Saman. Quest’ultimo, secondo le carte giudiziarie, ha detto ai carabinieri che ad ammazzare la sorella è stato lo zio. Una forma di tutela ulteriore verso il minore, ora nascosto in una località segreta nel Bolognese, che agli occhi della comunità pachistana potrebbe essere meno determinante qualora il cugino confessasse.

Ieri sera Chi l’ha visto ha mandato in onda l’audio dell’agghiacciante telefonata tra Saman e il fidanzato segreto, in cui la diciottenne confessa di aver sentito la madre dire: "Uccidiamola". La trasmissione di Rai Tre è anche riuscita a intervistare il ragazzo della giovane 18enne: "Saman amava l’Italia e non voleva tornare in Pakistan per sposarsi. Aveva detto alla famiglia di aver trovato un altro ragazzo. Le piacevo. Il padre era contrario, mi ha detto più volte di lasciarla stare. Ancora adesso mi scrive su Instagram per minacciarmi e insultarmi, ho tanta paura. Saman – continua – mi aveva chiesto di andare dai carabinieri se non ci fossimo sentiti per più di due giorni. Io dopo quattro sono andato dai carabinieri, ma mi hanno detto che la mia ragazza stava bene e di tornare a casa. Poi mi sono rivolto all’avvocato della comunità dove si era rifugiata la mia fidanzata". In realtà il giovane, la cui famiglia in Pakistan era stata minacciata di morte dal clan Abbas, non ha contattato la compagnia di Novellara, ma si è rivolto a militari di un’altra regione.

Intanto si continua a dare la caccia allo zio e all’altro cugino latitanti (si pensa possano essere ancora in Europa, tra Belgio, Spagna e Francia). E i genitori – il padre Shabbar, 46 anni, e Nazia Shaheen, 47 anni – rientrati in Pakistan; nei loro confronti si attende l’ok del complesso processo d’autorizzazione per la rogatoria internazionale. Così come i cani molecolari e gli elicotteri dei carabinieri proseguono nel tentativo di individuazione del corpo. Ricerche che hanno fatto qualche passo in avanti. L’area dove potrebbe trovarsi il cadavere è tra alcune serre dell’azienda agricola.