di Stefano Chiossi "Abbiamo fatto un lavoro fatto bene". Parole agghiaccianti se pronunciate da un presunto omicida come Danish Hasnain, lo zio di Saman Abbas. Folli, quando senti la madre della 18enne parlare a un conoscente di omicidio come unica "soluzione" per le donne che non si attengono alle ‘regole’ di vita del Pakistan. Insostenibili da ascoltare, perché lei, Saman, l’aveva detto con un presentimento al fidanzato: "Stava parlando proprio di me". Sono gli ultimi terribili risvolti sul caso della 18enne pachistana di Novellara, scomparsa da oltre un mese e per cui si ipotizza l’omicidio. Il 33enne è ritenuto l’esecutore materiale del presunto delitto, che sarebbe avvenuto la sera del 30 aprile. E la frase nelle mani degli investigatori, riferita in chat a un persona stretta, non fa altro che confermare l’ipotesi. Non è ancora chiaro...

di Stefano Chiossi

"Abbiamo fatto un lavoro fatto bene". Parole agghiaccianti se pronunciate da un presunto omicida come Danish Hasnain, lo zio di Saman Abbas. Folli, quando senti la madre della 18enne parlare a un conoscente di omicidio come unica "soluzione" per le donne che non si attengono alle ‘regole’ di vita del Pakistan. Insostenibili da ascoltare, perché lei, Saman, l’aveva detto con un presentimento al fidanzato: "Stava parlando proprio di me". Sono gli ultimi terribili risvolti sul caso della 18enne pachistana di Novellara, scomparsa da oltre un mese e per cui si ipotizza l’omicidio. Il 33enne è ritenuto l’esecutore materiale del presunto delitto, che sarebbe avvenuto la sera del 30 aprile. E la frase nelle mani degli investigatori, riferita in chat a un persona stretta, non fa altro che confermare l’ipotesi. Non è ancora chiaro infatti se il "lavoro" fosse legato proprio all’aver ammazzato Saman, ma per i carabinieri reggiani è un ulteriore elemento che identifica la colpevolezza dello zio. Oltre a far crollare le seppur minime speranze di ritrovare viva la 18enne.

Ma come detto non è l’unica terribile novità dalle indagini. Perché le nuove rivelazioni del fidanzato 21enne, l’amore segreto per cui Saman aveva rifiutato il matrimonio combinato con un cugino, avrebbero tracciato le ultime ore di quel 30 aprile a casa Abbas. Papà Shabbar aveva requisito il cellulare della ragazza, che di nascosto – col telefono della madre – era riuscita a mandare un audio al ragazzo, su una cosa appena ascoltata.

La sequenza è da brividi. La giovane avrebbe sentito nella stanza a fianco la mamma Nazia Shaheen parlare con un’altra persona. E nello specifico di come ci fosse un’unica ’soluzione’ per una donna che non si attiene alle regole di vita pachistane: ucciderla. Saman, secondo quanto raccontato dal 21enne, aveva poi chiesto spiegazioni. Ma per tutta risposta la madre, come se nulla fosse, aveva minimizzato: "Stavo parlando di un altra vicenda accaduta in Pakistan".

La 18enne, secondo quanto raccontato da alcuni colleghi di lavoro del padre, negli ultimi giorni prima del maledetto 30 aprile era apparsa più serena, come se le avessero promesso qualcosa. Forse proprio l’agognata fuga con il 21enne, che aveva iniziato a frequentare da due anni, inizialmente via social, per poi vedersi sempre più spesso. Quella sera anche il fidanzato aveva provato a rassicurarla, ma per la 18enne l’argomento era chiaro: "L’ho sentito con le mie orecchie, ti giuro che stavano parlando di me...". Clic. Sarà l’ultimo audio di Saman.

L’intera famiglia è indagata per sequestro di persona e omicido dalla procura reggiana. Ieri il gip Luca Ramponi ha notificato il provvedimento di custodia cautelare nei confronti dello zio e dei genitori di Saman, ovvero Shabbar Abbas, 46 anni, e Nazia Shaheen, 47, oltre allo zio Danish Hasnain. Quest’ultimo secondo gli inquirenti si trova ancora in Europa. Papà e mamma invece sono in Pakistan, come hanno certificato i biglietti aerei e le immagini dell’aeroporto di Malpensa il Primo Maggio, quando marito e moglie si sono imbarcati per tornare a casa; per rintracciarli sarà fondamentale proprio il contributo del consolato pachistano, con cui la diplomazia italiana si dovrà inevitabilmente rapportare. All’appello, nell’indagine condotta dal sostituto procuratore Laura Galli, mancano ancora i due cugini che avrebbero partecipato al delitto. Il primo, Ikram Ijaz, 28 anni, è stato bloccato dopo un controllo in un pullman a Nimes (Francia) dove aveva cercato rifugio: ha negato le accuse, ma la Procura di Reggio, dopo aver ricevuto il via libera per l’estradizione, lo attende in Italia per interrogarlo. L’altro, Nomanulhaq Nomanulha, 33 anni, è ancora in fuga.

Infine il fratellino 16enne di Saman, fermato in quanto minorenne senza documenti ad Imperia il 9 maggio, mentre provava a fuggire con lo zio in Francia, che avrebbe ribadito come quel 30 aprile ad ammazzare Saman sia stato proprio Danish Hasnain. Intanto oggi ripartiranno le ricerche del cadavere di Saman nelle campagne di Novellara. Oltre ai cani molecolari, verrà utilizzato anche un elettromagnetometro, un apparecchio collegato a un drone che permette di individuare corpi anomali nel sottosuolo fino a 6 metri di profondità, in un’area individuata di 70 ettari.