Il cugino di Saman, Ikram Ijaz, esce dal tribunale di Nimes
Il cugino di Saman, Ikram Ijaz, esce dal tribunale di Nimes
Saman Abbas era innamorata. Ma di un uomo che non era quello scelto dalla sua famiglia. La diciottenne pachistana di Novellara, scomparsa da più di un mese, aveva un fidanzato da molti mesi ormai. È da lui che, durante la sua permanenza nella comunità protetta di Bologna, era fuggita. Un amore ostacolato dalla volontà e dal fato: prima il rifiuto della famiglia di accettare quella relazione non programmata a tavolino, poi la costrizione dentro le mura di una casa famiglia in un’altra città, lontano da tutti, anche da lui. Il ragazzo pachistano di Saman non vive a Reggio, ma è in Italia. A centinaia di chilometri da lei. Ma la loro relazione era inossidabile, proseguiva da mesi nonostante gli ostacoli. È per lui che Saman nel suo profilo Instagram scrive...

Saman Abbas era innamorata. Ma di un uomo che non era quello scelto dalla sua famiglia. La diciottenne pachistana di Novellara, scomparsa da più di un mese, aveva un fidanzato da molti mesi ormai. È da lui che, durante la sua permanenza nella comunità protetta di Bologna, era fuggita. Un amore ostacolato dalla volontà e dal fato: prima il rifiuto della famiglia di accettare quella relazione non programmata a tavolino, poi la costrizione dentro le mura di una casa famiglia in un’altra città, lontano da tutti, anche da lui.

Il ragazzo pachistano di Saman non vive a Reggio, ma è in Italia. A centinaia di chilometri da lei. Ma la loro relazione era inossidabile, proseguiva da mesi nonostante gli ostacoli. È per lui che Saman nel suo profilo Instagram scrive "I am not alone but I am lonely without you". Un gioco di parole quasi intraducibile, ma che sta a significare "Non sono sola ma mi sento abbandonata senza te". Saman, risulta dagli atti, era già fuggita altre due volte dalla comunità bolognese che l’ospitava. Proprio per raggiungere il suo ragazzo. Tutti sapevano dell’esistenza di questo giovane, che stava tanto scomodo alla famiglia Abbas.

Dopo molti mesi così, di visite illecite e frettolose, Saman aveva deciso di dare una svolta alla sua vita. Senza il velo, con un paio di jeans e le sneakers come qualsiasi adolescente italiana, si era presentata a casa dei suoi genitori a Novellara, dove era iniziato tutto, per riprendersi i documenti che le servivano. Obiettivo: scappare all’estero con lui, il suo fidanzato.

Ed è questo che forse spiegherebbe la reazione violenta degli indagati, accusati di averla attirata in campagna, probabilmente con l’inganno, e di averla uccisa. Tutto accade improvvisamente nell’arco di due giorni. Il 29 aprile le telecamere dell’azienda agricola di cui il padre Shabbar Abbas era custode riprendono lo zio e i due cugini di Saman andare nei campi, alle sette di sera, armati di due pale e un piede di porco. Tornano più di due ore e mezza dopo, un orario anomalo per lavorare nelle serre. La sera dopo le stesse telecamere, di cui tutti gli indagati erano a conoscenza, riprendono Saman uscire di casa scortata dai genitori, che si dirigono in campagna. Dopo appena 10 minuti tornano, ma Saman non c’è più.

A giustiziarla materialmente sarebbe stato lo zio Danish Hasnain, come ha raccontato ai carabinieri il fratello più piccolo di Saman, sedicenne, trovato nella casa di Novellara dai militari il 5 maggio, solo. Il ragazzo, oggi protetto dalla procura dei minori, è ancora confuso e spaventato. Ma intanto ha confermato i timori degli inquirenti: Saman è stata uccisa, e a farlo è stato lo zio. Nei prossimi giorni sarà fissato l’incidente probatorio che servirà a cristallizzare la sua testimonianza nel fascicolo d’indagine della procura di Reggio Emilia.

Intanto però gli inquirenti si sono mossi su un altro fronte. È di ieri la notizia che Ikram Ijaz, uno dei due cugini di Saman arrestato in Francia, sarà estradato in Italia. Nelle scorse ore è comparso davanti ai magistrati francesi di Nimes e ha negato tutte le accuse (omicidio e occultamento di cadavere), ma ha accettato di essere giudicato in Italia. Purtroppo però si dovranno aspettare almeno dieci giorni prima di metterlo a disposizione degli inquirenti italiani, che a quel punto lo interrogheranno. Una testimonianza, la sua, che potrebbe aggiungere un tassello a questo drammatico puzzle.

E intanto del corpo di Saman non c’è ancora traccia. Le ricerche continuano con i cani molecolari sia nella cascina in campagna dove viveva la famiglia Abbas, sia nella vicina casa dei due cugini. Un appezzamento di terreno di una settantina di ettari, pieno di fossi, canali di scolo, pozzi e buche nel terreno. Nei giorni scorsi si sono alzati in volo anche i droni a infrarossi. Ma di lei, purtroppo, non c’è traccia.