Milano "Compatta, granitica e solidale". E lontanissima - per scelta e convinzione - dal partito popolare in Europa. È la fotografia della Lega secondo Matteo Salvini che, dopo aver ottenuto l’unanimità in Consiglio federale, ribadisce la sua linea. Oltre a tener il punto rispetto a Giancarlo...

Milano

"Compatta, granitica e solidale". E lontanissima - per scelta e convinzione - dal partito popolare in Europa. È la fotografia della Lega secondo Matteo Salvini che, dopo aver ottenuto l’unanimità in Consiglio federale, ribadisce la sua linea. Oltre a tener il punto rispetto a Giancarlo Giorgetti e al resto dei governisti, distanti dall’area sovranista ma apparentemente tornati nei ranghi. " Il confronto è bello, la polemica no: è una fastidiosa perdita di tempo", rintuzza il leader leghista arrivando al workshop della scuola politica del partito, a Milano. Per il capogruppo alla Camera, Riccardo Molinari, nei fatti "la pace è fatta" tra il segretario e il suo vice ribelle.

Almeno fino alla resa dei conti nella conferenza programmatica di dicembre. Impegnato altrove, Giorgetti manda un videomessaggio di saluto: un’assenza già annunciata – a quanto riferiscono a via Bellerio - anche probabilmente per evitare nuove polemiche. In ogni caso, la strategia del leader leghista è chiara: "Si discute nelle sedi in cui è giusto discutere e poi si esce uniti come un sol uomo". Quindi conferma il "no" a un avvicinamento in Europa ai popolari: "Non è che entro, esco dal Ppe e citofono come se fosse ’scherzetto o dolcetto’ nel giorno di Halloween". Dice che non bisogna "portare la Lega in gruppetti che inseguono la sinistra" ma "l’agenda la dobbiamo scrivere noi". Quindi, chiede alla Lamorgese di intervenire sugli sbarchi: "Bisogna bloccarli, ci sono stati troppi arrivi in queste ore. Spero d’incontrarla".