Matteo Salvini, 48 anni, critica la delega fiscale durante la conferenza stampata convocata martedì scorso a Montecitorio
Matteo Salvini, 48 anni, critica la delega fiscale durante la conferenza stampata convocata martedì scorso a Montecitorio
di Elena G. Polidori ROMA Le tasse. Per paradosso – dopo la sconfitta amministrativa – Mario Draghi ha offerto a Matteo Salvini il miglior argomento per cercare di blindare la sua leadership, uscita ammaccata dalle urne. E così, nella consapevolezza di trovarsi davanti a un inatteso ‘salvagente’, il leader del Carroccio l’ha preso al balzo, cominciando a criticare il governo sulla riforma fiscale: "Sulle tasse il dialogo non c’è – ecco il diktat perentorio del Capitano – e non accetto distinguo". E poi ai suoi: basta caos comunicativo che finisce per danneggiare tutti, avanti pancia a terra, parlare solo di...

di Elena G. Polidori

ROMA

Le tasse. Per paradosso – dopo la sconfitta amministrativa – Mario Draghi ha offerto a Matteo Salvini il miglior argomento per cercare di blindare la sua leadership, uscita ammaccata dalle urne. E così, nella consapevolezza di trovarsi davanti a un inatteso ‘salvagente’, il leader del Carroccio l’ha preso al balzo, cominciando a criticare il governo sulla riforma fiscale: "Sulle tasse il dialogo non c’è – ecco il diktat perentorio del Capitano – e non accetto distinguo". E poi ai suoi: basta caos comunicativo che finisce per danneggiare tutti, avanti pancia a terra, parlare solo di cose concrete, salute, lavoro, sicurezza. E avanti nella critica all’esecutivo, a Draghi, su quello che è – da sempre – la bestia nera (quella vera) delle piccole e medie imprese, ma anche dei cittadini medi, delle partite Iva, dei Cococo: le cartelle esattoriali.

Eccolo, dunque, il Matteo Salvini di lotta – che dopo aver ricordato che "la Lega è dentro al governo" e dopo aver invitato Letta e Conte "a uscire loro dal governo se lo vogliono" – accantona in un attimo quello di governo all’indomani dello strappo con il premier sulla riforma del catasto. Eccolo rilanciare la sua leadership serrando i ranghi, facendo la voce grossa, non solo nei confronti dell’ala cosiddetta "governista", ma con tutto il partito. Giorgetti "il democristiano" compreso. E lo ha fatto spingendo sul fisco, che sa essere un argomento che appartiene al Dna del partito, un tema su cui nessuno può smarcarsi, che compatta tutti perché non è "argomento di discussione". Un impulso forte che, malgrado i molti mal di pancia interni, ha momentaneamente riallineato i governatori – anche quelli a lui non proprio amici, anzi – che ieri hanno diffuso una nota congiunta di pieno appoggio alla linea del segretario contro qualsiasi tassa sulla casa. D’altra parte, poi, sul territorio "ci stiamo noi", chiosava ieri un governatore del Nord.

Basterà a Salvini questa offensiva per salvare la sua leadership? Lui stesso – dicono sempre fonti interne – sembra aver capito che il suo spazio nel centrodestra, così come nella maggioranza, si è ristretto, anche troppo forse, ma in questo momento la Lega non ha alternative ( immediate e credibili, ndr) alla sua leadership. E dunque insiste nel fare pressione su Draghi sui più diversi cavalli di propaganda (sicurezza e critiche alla ministra Lamorgese sugli sbarchi, siluri al Cts per il via libera alla riapertura delle discoteche col Green pass, ma solo col 35% di capienza, una "presa in giro senza senso scientifico, sanitario, sociale ed economico") e molto ancora.

Nella Lega, tuttavia, l’atteggiamento di Salvini, al momento "non si discute", soprattutto perché il successo delle liste di Fratelli d’Italia non lascia grande spazio a chi vorrebbe una Lega più moderata. Insomma, non è tempo di alzare troppo i toni dello scontro interno. "Credo che ormai – commenta un colonnello del partito – tutti abbiano capito che fare troppo casino sarebbe come segare il ramo in cui siamo seduti tutti, non solo Salvini. Un lusso che nessuno si può permettere".