Il premier ungherese Viktor Orbán, 58 anni, con la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, 44 anni
Il premier ungherese Viktor Orbán, 58 anni, con la leader di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, 44 anni
Matteo Salvini, gasatissimo e ipercinetico, ieri ha parlato di tutto: referendum sulla giustizia, elezioni amministrative, governo e Ue. Anche perché il segretario del Pd, Enrico Letta, lo accusa, duro e secco, via Twitter: "Non si può stare allo stesso tempo con l’europeismo e con Orbán. Non si può essere sostenitori di Draghi e di Orbán, insieme. Semplicemente non si può". La vera notizia del giorno viene dal cuore della destra – e delle destre – continentali. Salvini, come Giorgia Meloni, a nome di Lega e Fd’I, hanno deciso di firmare, con due primi ministri decisamente ‘di destra’, l’ungherese Orbán e il...

Matteo Salvini, gasatissimo e ipercinetico, ieri ha parlato di tutto: referendum sulla giustizia, elezioni amministrative, governo e Ue. Anche perché il segretario del Pd, Enrico Letta, lo accusa, duro e secco, via Twitter: "Non si può stare allo stesso tempo con l’europeismo e con Orbán. Non si può essere sostenitori di Draghi e di Orbán, insieme. Semplicemente non si può".

La vera notizia del giorno viene dal cuore della destra – e delle destre – continentali. Salvini, come Giorgia Meloni, a nome di Lega e Fd’I, hanno deciso di firmare, con due primi ministri decisamente ‘di destra’, l’ungherese Orbán e il polacco Morawiecki, una sorta di "Alleanza europea dei Sovranisti", la bolla Letta.

Le ‘destre’ europee uniscono così le loro voci in un documento sul futuro dell’Europa in cui si stigmatizza il processo di costruzione in atto di "un’Europa senza nazioni", una sorta di "Super-Stato europeo" che porterà – lamentano – a una crescente cessione di sovranità dei singoli Stati membri. La pietra dello scandalo è stata la Conferenza sul futuro dell’Europa, l’iniziativa aperta ai cittadini Ue e alla società civile, avviata nei giorni scorsi da Bruxelles, che si pone l’obiettivo di offrire una riflessione, appunto, sul futuro dell’Unione. Come ‘reazione’ alla conferenza, cinque partiti che appartengono ai due gruppi delle destre, Id e Ecr, si sono fatti promotori della dichiarazione sovranista: gli italiani di Lega e Fd’I, gli spagnoli di Vox, i francesi del Rassemblement national e i polacchi del Pis. Insieme a loro si è schierata Fidesz di Viktor Orbán, espulso dal gruppo del Ppe.

I tanti firmatari ritengono necessario che la cooperazione Ue "si basi sulle tradizioni, sul rispetto della cultura e della storia degli Stati europei, "dell’eredità giudaico-cristiana" e sui valori della "famiglia e dell’unità delle nazioni". L’appello populista solleva subito le critiche del Pd, come si diceva. Ma non solo. Anche il deputato Stefano Mugnai (Coraggio Italia), dice: "Centrodestra con Orbán chi? I nostri riferimenti sono De Gasperi, Thatcher e Merkel. Nel presente, non a caso, guardiamo a Draghi e sosteniamo il suo governo, pur non facendone parte. Di certo non guardiamo agli autocrati". Silenzio imbarazzato, poi, da parte di Forza Italia.

Tanto che da fonti vicine a Salvini si cerca, in realtà, di ridimensionare i toni della polemica politica: "La carta dei valori non è in alcun modo un attacco a Draghi ma un punto di vista costruttivo e ampiamente condiviso sul futuro dell’Ue e le parole di Letta su Orbán sono sorprendenti. Stava nel Ppe e ha votato per Ursula von der Leyen".

Peraltro, in un’intervista al Financial Times, proprio ieri Salvini aveva mostrato il suo volto ‘europeista’: "L’austerità non funziona. La mia idea è un’Europa delle persone, non un superstato europeo ma un’unione di diversità e comunità".

In ogni caso, rispetto al ‘grande sogno’ di fondere i due gruppi delle destre europee, Salvini deve scontrarsi con l’opposizione di Fd’I che confermano di non avere alcuna intenzione di sciogliere Ecr che co-presiedono col Pis polacco.

Ettore Maria Colombo