"Chi salva il governo è un complice da pagare, qualche collega mi ha fatto vergognare di essere senatore", aveva scandito ieri Matteo Salvini davanti a un Giuseppe Conte che stava affrontando, in Senato, l’ultimo giro di giostra per ottenere un sofferto - e modesto - voto di fiducia. Ma il centrodestra, alla fine e a sorpresa, si è rivelato la vera stampella del governo Conte. A sorpresa, la senatrice Maria Rosaria Rossi e il senatore Andrea Causin, entrambi di Forza Italia, hanno votato a favore della maggioranza, andando così a...

"Chi salva il governo è un complice da pagare, qualche collega mi ha fatto vergognare di essere senatore", aveva scandito ieri Matteo Salvini davanti a un Giuseppe Conte che stava affrontando, in Senato, l’ultimo giro di giostra per ottenere un sofferto - e modesto - voto di fiducia. Ma il centrodestra, alla fine e a sorpresa, si è rivelato la vera stampella del governo Conte.

A sorpresa, la senatrice Maria Rosaria Rossi e il senatore Andrea Causin, entrambi di Forza Italia, hanno votato a favore della maggioranza, andando così a compensare i due voti persi dalla coalizione giallo-rossa, cioè i no di Michele Giarrusso e Carlo Martelli, ex M5s.

Il coordinatore azzurro Antonio Tajani è andato su tutte le fu: "Quei due sono fuori dal partito: votare con il governo stavolta non è una questione di coscienza". A questo punto il clima nel centrodestra, anche dopo il caso Polverini, potrebbe radicalmente cambiare: tanti sforzi per convincere due ex grillini a guardare verso la Lega, pur di terremotare il governo, e poi alla fine Conte è stato aiutato proprio da una delle senatrici più vicine a Silvio Berlusconi. È un fatto che non può essere classificato solo come un incidente di percorso.

A sera, infatti, gli animi interni al centrodestra erano "surriscaldati", sostiene una fonte interna, anche perché la linea di giudicare il voto "come via maestra per risolvere la crisi", non può essere più considerato un cavallo percorribile, "se poi si perdono pezzi senza un perché". Già, perché Causin (ex Margherita, di fatto mai davvero ‘dentro’ il centrodestra) e la Rossi siano sfuggiti di mano è un fatto politico non secondario.

; oggi, insomma, il ‘redde rationem’ non sarà solo dentro la maggioranza, nonostante, in Aula, i rappresentanti del centrodestra si fossero tolti molti sassolini dalle scarpe durante le dichiarazioni di voto contro Conte.

"La realtà è che da oggi il suo governo sarà ancora più debole, privo di forza e di visione politica - aveva attaccato Andrea Cangini, FI - se non diamo vita a un governo di larghe intese oggi, rischiamo di doverlo fare domani in uno scenario economico peggiore di quello odierno e col fiato della Troika sul collo". E il leghista Riccardo Molinari aveva voluto affondare partendo dalle giravolte dello stesso premier capace, a suo dire, in poco più di due anni, di votare e promuovere i decreti sicurezza e poi di bocciarli e annullarli con altrettanti decreti. Il centrodestra compatto, comunque, ha deciso di recarsi al Colle, forse già oggi: "Ho parlato con Salvini, parlerò con Berlusconi. Ora dobbiamo chiedere un colloquio con il Colle", ha detto in serata Giorgia Meloni (Fd’I). E il leader leghista conferma: "È un governo che non sta in piedi".

Elena G. Polidori