Pierfrancesco De Robertis è la politica "vera", quella che discute i provvedimenti e li approva, e c’è il racconto della politica. Ambedue fanno parte della politica, due facce della stessa medaglia. Quando tendono a sovrapporsi fotografano un’inconcludenza, tipo quella vista in buona parte del Conte II, quando seguono fisiologicamente il loro corso si chiamano gioco delle parti. Ecco, quanto accaduto ieri in cdm,...

Pierfrancesco

De Robertis

è la politica "vera", quella che discute

i provvedimenti e li approva, e c’è il racconto della politica. Ambedue fanno parte della politica, due facce della stessa medaglia. Quando tendono a sovrapporsi fotografano un’inconcludenza, tipo quella vista in buona parte del Conte II, quando seguono fisiologicamente il loro corso si chiamano gioco delle parti. Ecco, quanto accaduto ieri in cdm, con la Lega che si è astenuta sul decreto Riaperture, appare per il momento ascriversi al secondo dei generi appena descritti. Un gioco delle parti, appunto, in cui ognuno recita la sua, guarda l’alleato-avversario fare altrettanto, finge di scandalizzarsi ben sapendo che al suo posto avrebbe fatto la stessa cosa. Lega, Pd, 5S e in fondo in fondo anche Draghi. Tutti sanno che la convivenza nello stesso governo non è facile, sanno che occorre stringere i denti almeno un altro paio di mesi quando entrerà nel vivo una campagna elettorale difficile, nella quale più di uno degli attori in gara si giocherà l’osso del collo. Citofonare Nazareno e Conte. L’imperativo per tutti, al momento, è limitare i danni, passare la nottata. E Salvini per limitarli non ha che la vecchia cara arma, magari forse un po’ antipatica, della lotta e del governo. Perché, a differenza di Pd e 5S, lui il concorrente ce l’ha in casa, Giorgia Meloni. Che continua a salire nei sondaggi, mentre la Lega scende, anche se di poco. Salvini non può quindi fare la parte di quello troppo convinto, e sta sull’uscio per raccattare quello che casca dalla tavola del governo e l’aria fresca che spira per strada. La partecipazione al governissimo per lui è una cambiale che non si può incassare subito, e bene che vada deve attendere le riaperture e la ripresa. Si tratterà di capire allora quanta fiducia del popolo del centrodestra lui e la Meloni si saranno giocati. Le mosse di adesso in cdm non sono contro il Pd, i Cinquestelle o Draghi, ma solo un tempo del derby nel centrodestra. Draghi lo sa, l’ha capito, l’ha messo nel conto, e un po’ stizzito, un po’ comprensivo forse anche un po’ divertito, sotto sotto non si allarma più di tanto.