di Valerio Baroncini Via Deledda, case popolari del Pilastro, periferia di Bologna: un anno fa la citofonata delle polemiche di Matteo Salvini ("È vero che la vostra famiglia spaccia in questo quartiere?"), l’altra sera il blitz con due arresti per droga. Stesso appartamento, diverso finale: il 21 gennaio 2020 il leader della Lega era stato travolto da fischi, petardi e urla e lì la campagna elettorale più divisiva della storia d’Emilia-Romagna aveva preso definitivamente la...

di Valerio Baroncini

Via Deledda, case popolari del Pilastro, periferia di Bologna: un anno fa la citofonata delle polemiche di Matteo Salvini ("È vero che la vostra famiglia spaccia in questo quartiere?"), l’altra sera il blitz con due arresti per droga. Stesso appartamento, diverso finale: il 21 gennaio 2020 il leader della Lega era stato travolto da fischi, petardi e urla e lì la campagna elettorale più divisiva della storia d’Emilia-Romagna aveva preso definitivamente la strada del Pd e del governatore Stefano Bonaccini. In quella casa vive una coppia con figlio e tutte le attenzioni, allora, si erano concentrate proprio su quel ragazzino di 18 anni.

Martedì sera, invece, come anticipato dal Resto del Carlino, l’operazione dei carabinieri nata da un controllo casuale porta in carcere i genitori del ragazzino. Caterina Razza e Ben Alì Labiti (lui tunisino di 59 anni, lei italiana nata in Svizzera di 58) finiscono nei guai per quel reato che, un anno fa, loro stessi avevano definito tanto infamante. Nella casa 380 grammi di hashish, 170 di marijuana e 13 di cocaina. E poi bilancini di precisione, materiale per il confezionamento delle dosi, una pistola elettrica taser, un caricatore di una pistola semiautomatica calibro 380 Acp, con dentro sei proiettili e poi quattro proiettili calibro 9 e altri quattro proiettili calibro 22, oltre a 50 proiettili a salve. Il conto della serva non finisce qui: nell’alloggio Acer spuntano anche 340 euro falsi.

Matteo Salvini dice che quella scampanellata la rifarebbe anche oggi, "senza se e senza ma", e la rifarebbe per "la sicurezza di Bologna e delle mamme e dei papà che mi denunciarono la situazione del Pilastro". Il leader della Lega però era stato travolto dal fuoco del centrosinistra e anche nella sua coalizione qualcuno aveva criticato il metodo della citofonata. Ma Salvini non molla: "La lotta alla droga è una priorità e quindi combattere lo spaccio in ogni quartiere è un dovere per ogni buon politico. C’è una proposta di cento parlamentari che propongono lo spaccio di Stato. La Lega preferisce il modello San Patrignano", continua. Dal Pd nessun passo indietro, anzi il sindaco Virginio Merola ribadisce che "Salvini avrebbe dovuto riferire a polizia o carabinieri la segnalazione della sua sostenitrice invece di causare tensione e contribuire ad aizzare le persone, le une contro le altre". Ma per il leghista il blitz è una sentenza: "Il tempo è galantuomo".