La miglior difesa è l’attacco. E così Matteo Salvini (foto) ieri ha puntato il bersaglio grosso, ovvero Mario Draghi, attaccandolo su fisco e riaperture, mentre nel partito monta la rabbia contro Giancarlo Giorgetti, sospettato di volersi "mettersi in proprio" e puntare a Palazzo Chigi, con i due governatori ‘forti’ del...

La miglior difesa è l’attacco. E così Matteo Salvini (foto) ieri ha puntato il bersaglio grosso, ovvero Mario Draghi, attaccandolo su fisco e riaperture, mentre nel partito monta la rabbia contro Giancarlo Giorgetti, sospettato di volersi "mettersi in proprio" e puntare a Palazzo Chigi, con i due governatori ‘forti’ del nord, Massimiliano Fedriga e Luca Zaia, che sembrano giocare un’altra partita in proprio in attesa di un congresso che sembra già cominciato nei fatti.

Ma intanto Salvini, impegnato nel rush finale della campagna elettorale, ieri ha cercato di uscire dall’angolo attaccando, appunto, Draghi, con alcune parole d’ordine: no alla riforma del catasto e riaperture, come avviene nel resto dell’Unione. "Tutta Europa sta vaccinando e riaprendo, l’Italia è uno dei paesi più vaccinati d’Europa, ma qualcuno si ostina a limitare le riaperture". Dal Capitano, invece, nessun commento su Giorgetti, ma le parole di fuoco che ha speso ieri hanno centrato nel segno. Molti colonnelli raccontano che le posizioni definite "sventurate" di Giorgetti, soprattutto su Roma, hanno compattato il partito a difesa del segretario. Fonti vicine al capo delegazione leghista al governo non dicono nulla su Salvini, ma riferiscono che Giorgetti è molto tranquillo per aver sempre lavorato nell’interesse della Lega, mentre il clima interno al Carroccio è teso: la battuta più acida è quella secondo cui Giorgetti, candidando Draghi al Colle, ormai accecato di potere, punterebbe a candidarsi premier per portare a termine la legislatura "al posto di Draghi". Ma con la Lega, a quel punto, all’opposizione. E ridotta ai minimi termini.

Elena G. Polidori