di Riccardo Jannello Il fuoco arde sotto i ghiacci dell’Antartide. E il gigantesco Thwaites, 120mila chilometri quadrati di distesa bianca, rischia di sciogliersi più velocemente fra riscaldamento globale e la fonte di calore geotermica che gli corre sotto, con un effetto devastante sul nostro clima. Il professor Fausto Ferraccioli, 51 anni, genovese, attuale direttore dell’Istituto nazionale di Geofisica di Trieste, per diciotto anni ha guidato il British Antarctic Survey che ha realizzato l’ultimo studio sul ghiacciaio in collaborazione con l’Alfred Wegener Institute di Bremerhaven, Germania. I risultati sono stati pubblicati su Nature Communications Earth & Environment. Professore, che cos’è il Thwaites? "Il tallone d’Achille dell’Antartide. Il suo comportamento può influire su tutta la calotta. E sull’Oceano dove il ghiaccio si riverserà". Un "flusso di...

di Riccardo Jannello

Il fuoco arde sotto i ghiacci dell’Antartide. E il gigantesco Thwaites, 120mila chilometri quadrati di distesa bianca, rischia di sciogliersi più velocemente fra riscaldamento globale e la fonte di calore geotermica che gli corre sotto, con un effetto devastante sul nostro clima. Il professor Fausto Ferraccioli, 51 anni, genovese, attuale direttore dell’Istituto nazionale di Geofisica di Trieste, per diciotto anni ha guidato il British Antarctic Survey che ha realizzato l’ultimo studio sul ghiacciaio in collaborazione con l’Alfred Wegener Institute di Bremerhaven, Germania. I risultati sono stati pubblicati su Nature Communications Earth & Environment.

Professore, che cos’è il Thwaites?

"Il tallone d’Achille dell’Antartide. Il suo comportamento può influire su tutta la calotta. E sull’Oceano dove il ghiaccio si riverserà".

Un "flusso di calore" sotto i ghiacci: come lo avete scoperto?

"I nostri studi hanno esaminato le sorgenti delle anomalie magnetiche con metodi indiretti geofisici, nel nostro caso aeromagnetici. Questo perché in Antartide solo l’1% delle rocce sono affiorate e giungere alle restanti quando lo strato di ghiaccio è alto anche due-tre chilometri è molto complesso".

Ma questo flusso che cosa determina in parole semplici?

"Influenza la quantità d’acqua presente sotto la calotta, che fa da lubrificante consentendo di fatto ai ghiacci di scorrere più facilmente sulle rocce sottostanti e anche deformarsi diversamente".

Quali sono le conseguenze che si possono vedere sul ghiacciaio?

"Più il flusso di calore è elevato più la viscosità del mantello si abbassa. Quando la calotta si scioglie la roccia si innalza. Se la viscosità è più bassa questo rimbalzo è più rapido. Il fenomeno è interessantissimo per l’orografia del continente".

Che cosa può accadere allora?

"Le zone di flusso più elevato ci dicono non quanto il ghiacciaio si stia sciogliendo, ma quanta acqua c’è. Certo più velocemente scorre, più possono essere sensibili i cambiamenti climatici".

Il collasso del ghiacciaio è considerato possibile?

"I pessimisti parlano di un periodo critico di 10-20 anni. Ma secondo i nostri modelli è solo entro la fine del secolo che il mare potrebbe innalzarsi di una media di mezzo metro".

Preoccupa solo il flusso di calore?

"Anche la topografia anomala del rift: essendo molto ribassata ospita una calotta con substrato roccioso sotto il livello del mare, fino anche a due chilometri. Il timore è che una volta iniziato, l’arretramento della calotta lungo la costa potrebbe non arrestarsi più con effetti devastanti sull’innalzamento del mare. Ma parlo di un tempo geologico importante, anche centinaia di anni".

Quali studi farete ora?

"Carotaggi continui, ma bucare tre chilometri di ghiaccio è problematico. Stiamo usando acqua calda, ma ci vogliono anche cinque giorni per arrivare alla roccia e poterla scavare".

Si tratta dell’unica vostra scoperta?

"No, anche una zona costiera al limite tra la calotta e il Mare di Amundsen con flusso di calore geotermico elevato. La zona ha grandi cambiamenti in termini di assottigliamento, arretramento e accelerazione di scorrimento del Thwaites e di altri ghiacciai adiacenti".

Lei da qualche mese è tornato in Italia: con quali speranze? "Trovare finanziamenti per la ricerca. A Trieste abbiamo iniziato una collaborazione con l’Agenzia Spaziale Europea per ‘4D Antartica’: capire la struttura profonda dell’Antartide anche nella quarta dimensione, il tempo geologico. Potremo risolvere molti segreti di laggiù".

Professor Ferraccioli: che cosa è per lei l’Antartide?

"La mia seconda patria, un luogo affascinante e misterioso, tutto ancora da scoprire e dove sia come scienziato sia come persona sono convinto di potere dare un contributo importante per tutti. Non appena avrò finito di organizzare il lavoro qui tornerò sicuramente laggiù. Spero entro due anni di partecipare a una nuova campagna scientifica. Mi sento più a mio agio sul campo che non in un ufficio".

E che continente è?

"Una terra di pace, dove gli scontri geopolitici non arrivano. Chiaro che fra scienziati cinesi o americani ci può essere una sfida per chi fa nuove scoperte, ma in genere lavoriamo fianco a fianco e non importa quale nazione rivendichi il territorio, l’Australia o il Cile, la Norvegia o il Regno Unito, l’Argentina, la Francia o la Nuova Zelanda: noi abbiamo un solo padrone: la scienza".