Da una parte "Presente" e saluti romani. Dall’altra "Bella ciao", fischi e trombette da stadio. A 76 anni dagli eventi che segnarono la fine del fascismo, tra quei monti e quelle valli che il 28 aprile del 1945 videro l’epilogo di un’era, ieri a Dongo e Giulino di Mezzegra sono andate in scena contrapposizioni mai sopite in occasione delle due commemorazioni in memoria di Benito Mussolini e degli altri gerarchi fascisti uccisi nei due paesi sul lago di Como. Le cerimonie, organizzate dall’associazione comasca Mario Nicollini, sono state autorizzate da prefettura e questura e fortemente osteggiate da Anpi, sindacati e parlamentari di sinistra, che si sono ritrovati in piazza Paracchini a Dongo. Sulla ringhiera del lungolago, una settantina di nostalgici in bomber e giubbetti neri ieri mattina ha messo una rosa per ciascuno dei 15 fascisti uccisi. Il tutto è durato pochi minuti. Dall’altra parte della piazza transennata, alcune centinaia di manifestanti di Anpi, sindacati e associazioni di sinistra, che con bandiere rosse, tricolori e trombette da stadio hanno intonato Bella Ciao, e gridato "buffoni".