Roma, 5 gennaio 2018 - La querelle sui sacchetti bio non accenna a esaurirsi. Tanto che lo stesso governo è costretto a correre ai ripari. Dal ministero della Salute, per venire incontro al pressing delle associazioni dei consumatori, si fa sapere che si possono utilizzare le buste monouso portate da casa, ma si dice no al loro riutilizzo, per motivi igienici. Il che spinge, però, i rappresentanti della Grande distribuzione a bocciare la soluzione: pura teoria. Intanto, Federfarma ha fatto recapitare un volantino alle farmacie associate nel quale si specifica che «la busta biodegradabile in cui mettiamo i farmaci e gli altri prodotti che acquisti in farmacia non può più esser gratuita». Tanto che, non a caso, Federconsumatori denuncia «intollerabili speculazioni nei negozi, specialmente nelle farmacie, dove i sacchetti costano fino a 60 centesimi».

Sacchetti per frutta a pagamento, ecco quanto ci costano

La polemica sui bio-shopper va avanti senza sosta tra Facebook e Twitter e alimenta l’inizio della campagna elettorale: nel mirino dei social e delle opposizioni il governo, ma soprattutto Matteo Renzi, con il corollario legato al rapporto tra l’ex premier e Catia Bastioli, ad della Novamont, una delle principali aziende che producono i sacchetti biodegradabili. Interviene il ministero guidato da Beatrice Lorenzin: «Non siamo contrari al fatto che il cittadino possa portare i sacchetti da casa – spiegano dalla Salute – a patto che siano monouso e idonei per gli alimenti». «Il riutilizzo dei sacchetti – insiste un direttore generale del Ministero, Giuseppe Ruocco – determinerebbe infatti il rischio di contaminazioni batteriche».

L’ipotesi, però, è bocciata senza appello dagli addetti ai lavori: «Pura teoria – avvisa il presidente di Federdistribuzione, Giovanni Cobolli Gigli – perché il consumatore per essere in regola dovrà trovare esattamente quelli che si usano nei punti vendita, dello stesso peso, biodegradabili e bio-compostabili». Il presunto divieto per i clienti dei supermercati in Italia di usare le proprie borse o i propri sacchetti riutilizzabili per fare la spesa, però, non solo non è prescritto dall’Ue, ma appare in contraddizione con gli obiettivi della stessa legislazione comunitaria sulla gestione dei rifiuti. A spiegarlo è il portavoce della Commissione europea responsabile per l’Ambiente, Enrico Brivio: «Oggi vengono consumate 100 miliardi di buste l’anno. In linea con il principio ‘chi inquina paga’, l’obiettivo della legislazione Ue è di utilizzare le buste di plastica solo quando ce n’è davvero bisogno; altrimenti vanno usate, quando è praticabile, borse o sacchetti riutilizzabili». Certo è che le borse di plastica di qualsiasi tipo «non possono essere distribuite a titolo gratuito» dai supermercati, spiega il Ministero dell’Ambiente in una circolare e, anzi, «il prezzo di vendita per singola unità deve risultare dallo scontrino».

Ma, a questo riguardo, sia il Codacons sia l’Unione nazionale consumatori denunciano che alcuni supermercati fanno pagare i sacchetti a chiunque acquista ortofrutta, anche se non li usa (per esempio attaccando l’adesivo col prezzo sul prodotto). Il Codacons annuncia un esposto per truffa a 104 procure. Mentre da Federconsumatori si punta l’indice contro le farmacie. «Molti cittadini – incalzano - ci segnalano, infatti, che tali esercizi stanno addebitando costi spropositati per i nuovi sacchetti di plastica: dai 10 ai 60 centesimi a sacchetto. L’aggravio sarebbe di 20,80 euro l’anno».