Cesare De Carlo Il trumpismo sopravviverà. Trump no. Non è una contraddizione. Il trumpismo non l’ha inventato lui. Esisteva già e si chiamava Tea Party. E il Tea Party rappresentava la destra del partito repubblicano. Era la proiezione della provincia profonda, rurale, blue collars, patriottica e...

Cesare

De Carlo

Il trumpismo sopravviverà. Trump no. Non è una contraddizione. Il trumpismo non l’ha inventato lui. Esisteva già e si chiamava Tea Party. E il Tea Party rappresentava la destra del partito repubblicano. Era la proiezione della provincia profonda, rurale, blue collars, patriottica e populista che non si riconosceva nelle élites finanziarie e universitarie, nel conformismo dei media, nelle corporations che trasferivano in Cina i posti di lavoro. Ebbene quattro anni fa questa ‘’pancia’’ trovò in Trump il suo campione. Dei 17 candidati repubblicani Trump era il meno credibile e il meno repubblicano. Ma anche il più vocale. E la frustrazione per gli otto anni di Obama era tale che la portarono a scegliere proprio lui. Senza Obama non ci sarebbe stato Trump.

E oggi si può dire che senza Trump non ci sarebbe Biden. Stessa cosa nel passaggio da Bush a Obama. Da oltre vent’anni il pendolo politico è mosso dalla reazione e non dalla convinzione. O da fattori esterni di dimensione storica: la pandemia cinese, il terrorismo, la globalization di Clinton. Che ne sarà allora del trumpismo? Tornerà alle origini: antiestablishment ma con un altro leader. Il quale potrà sfruttare le sindromi della censura, del pensiero unico, della regolarità, anzi dell’irregolarità del sistema elettorale. Ne avremo un’indicazione fra due anni (elezioni di medio termine). E di Trump rimarrà il ricordo dell’unico presidente che in un’ora ha distrutto l’eredità dei tre anni pre-Covid. (cesaredecarlo@cs.com)