Damiano Torrente e il luogo dove ha gettato il corpo  di Ruxandra Vesco
Damiano Torrente e il luogo dove ha gettato il corpo di Ruxandra Vesco

Palermo, 6 agosto 2020 - Cinque anni fa, quando svanì nel nulla, Ruxandra Vesco aveva 38 anni. Poteva restare un mistero per chissà quanto, se stanotte il suo assassino, Damiano Torrente, non si fosse presentato ai carabinieri: "L'ho uccisa, vi faccio vedere dov'è il corpo". Nessuno lo stava cercando né sospettava di lui, forse il macigno della sua colpa gli pesava troppo sull'anima, sicuramente è stato convinto a parlare da un sacerdote. In un passaggio della confessione dice: "Ho deciso di confessare quello che ho fatto perché la notte non riesco a dormire per i sensi di colpa e sono stato convinto da un prete, a cui avevo raccontato quello che avevo fatto".Subito è scattato il fermo per omicidio e occultamento di cadavere. 

Torrente, 47 anni, fa il pescatore, nella notte ha vuotato il sacco dichiarando "spontaneamente che nell'ottobre del 2015 aveva ucciso per strangolamento Ruxandra Vesco, cittadina romena, e di averne occultato il cadavere gettandolo in un dirupo", dicono carabinieri. E nel corso della notte, con l'aiuto dei vigili del Fuoco, hanno trovato alcune ossa, nel punto indicato dal Torrente. Erano in una scarpata adiacente a via Monte Ercta, un versante del monte Pellegrino.

L'uomo è stato portato nel carcere ''A. Lorusso - Pagliarelli''. Perché ha ucciso? Di certo la vicenda mostra uno spaccato di degrado a Palermo tra prostituzione, usura, droga.

Prostituzione, usura, droga

Torrente confessa di aver garantito un prestito di 2000 euro fatto alla vittima da un suo conoscente (che ritiene pericoloso e di cui non indica le generalità) e che fino alla restituzione della somma Ruxandra doveva dare un interesse settimanale di 50 euro. Per questo la donna si prostituiva con la protezione di Torrente (sposato con un'altra romena).
L'uomo ha confessato di usare cocaina (fa anche il nome di chi gliela forniva) così come Ruxandra e di gestire un giro di prostituzione nelle strade adiacenti il porto di Palermo. L'indagato dice di aver ucciso la donna, il 13 ottobre 2015, perché "non solo lei voleva trasferirsi a casa mia ma minacciava di denunciarmi dicendo che io facevo il magnaccia". L'uomo sostiene che dopo la morte di Alessandra ha saldato il debito con "un certo Michele che vive allo Zen, non voglio dire altro perché è una persona pericolosa ed è stato anche sparato". 
Torrente nell'interrogatorio col pm aggiunge: "Non voglio parlare di questo Michele anche per fatti diversi rispetto al fatto che fosse un usuraio. Non posso dire se questi fatti c'entrano con la morte di Alessandra, in carcere non sopravviverei due giorni".
 


Il rimorso e la conversione

Negli ultimi tempi, preso dal rimorso, Torrente aveva cominciato a frequentare una parrocchia. Il sacerdote gli aveva detto che per ottenere il perdono di Dio doveva presentarsi alle autorità e confessare. Cosa che l'uomo ha subito fatto. L'avvocato dell'assassino spiega così cos'è scattato nel suo assistito: "E' stata una scelta maturata e arrivata dopo un percorso di conversione - rivela Alessandro Musso - E' una vicenda che ha scosso tutti". Premesso che "ci sono ancora diversi aspetti da chiarire e verificare", il legale aggiunge: "Il mio assistito era uscito dal carcere a marzo. Era accusato di stalking. Poi un periodo ai domiciliari e il costante avvicinamento alla fede lo hanno portato alla decisione di confessare il delitto". 

Il sacerdote: è pentito

"Era addolorato, si è pentito. La porta del suo cuore l'aveva già spalancata al Signore. Ritengo di aver letto nel suo racconto tanto dolore, tanta sofferenza e un sincero pentimento", racconta il sacerdote che ha assistito nel suo percorso di redenzione Damiano Torrente. "Quell'uomo voleva mettere in pace la propria coscienza con il Signore, voleva cambiare vita e questo l'ho percepito con estrema chiarezza". E poi ricorda: "Ci siamo incontrati per la prima volta oltre un mese fa anche se non era un fedele della mia comunità. Da allora ha iniziato il suo percorso e ci siamo visti quasi ogni giorno. Gli ho detto che era fondamentale chiudere i conti con la giustizia prima ancora di ricongiungersi con il Signore".

La vittima

Il marito di Ruxandra Vesco aveva denunciato che la donna era misteriosamente scomparsa nel 2015. Di origine romena e conosciuta come Alexandra, era figlia adottiva di una coppia di siciliani. Aveva abbandonato marito e figli e viveva di espedienti e truffe, 
Su Facebook esiste una pagina, a lei dedicata, in cui la si bollava come "truffatrice ad Alcamo". Alcune persone parlavano in questa pagina di raggiri a cui sarebbero state sottoposte, per consegnare denaro alla Vesco, che avrebbe anche subito processi. Una donna scrive: "Più di 10 famiglie alcamesi truffate, con importi minimi di 3.000 euro a un max di 80.000 costringendo gente umile e onesta che lavora con guadagni minimi o addirittura disoccupati a vendersi oro, terre, per far sistemare i propri figli, con false promesse di lavoro, continue bugie, con falso nome, falsa professione, falsi nomi di persone del parlamento, protetta dalla propria famiglia gira tranquilla per le vie della città come se nulla fosse, quindi per evitare che altre persone vengano truffate fermiamola ...".

"Era una senzatetto"

Nella confessione l'assassino dice di aver conosciuto la donna nell'estate 2015 all'Addaura. "Era una senza tetto - spiega - perchè il marito con cui viveva ad Alcamo Insieme ai figli , l'aveva buttata fuori casa. Tra noi è nata una relazione sentimentale e sessuale". Quando Torrente conobbe la vittima la moglie era in Romania e lui racconta di aver ospitato Ruxandra nella sua villetta all'Addaura. Quando la moglie è tornata lui ha portato l'amante nell'hotel san Paolo pagando il soggiorno.