Luigi Di Maio, 34 anni, con, sullo sfondo, Beppe Grillo (72) e Davide Casaleggio (45)
Luigi Di Maio, 34 anni, con, sullo sfondo, Beppe Grillo (72) e Davide Casaleggio (45)
Anche se consensuali, i divorzi sono sempre laceranti. E quello di ieri, definitivo ma niente affatto pacifico, tra Davide Casaleggio e il M5s, lascia dietro di sé strascichi pensanti che difficilmente troveranno decantazione nel breve periodo. Casaleggio junior ha lasciato scadere il suo ultimatum e quindi ha certificato la fine del sodalizio con i grillini di governo, ora orfani di Rousseau, la piattaforma web che dalla fondazione del Movimento a ieri ha accompagnato l’evoluzione della creatura politica fondata da Grillo e Casaleggio senior. L’annuncio della separazione è stato pubblicato sul Blog delle Stelle: "L’associazione Rousseau cambia strada. La scelta è dolorosa, ma...

Anche se consensuali, i divorzi sono sempre laceranti. E quello di ieri, definitivo ma niente affatto pacifico, tra Davide Casaleggio e il M5s, lascia dietro di sé strascichi pensanti che difficilmente troveranno decantazione nel breve periodo. Casaleggio junior ha lasciato scadere il suo ultimatum e quindi ha certificato la fine del sodalizio con i grillini di governo, ora orfani di Rousseau, la piattaforma web che dalla fondazione del Movimento a ieri ha accompagnato l’evoluzione della creatura politica fondata da Grillo e Casaleggio senior.

L’annuncio della separazione è stato pubblicato sul Blog delle Stelle: "L’associazione Rousseau cambia strada. La scelta è dolorosa, ma inevitabile", si legge. Pochi i dettagli sul futuro: si parla di "un nuovo progetto", una "piattaforma laica" che dia spazio a progetti civici. Ma poco di più. Davide Casaleggio voleva 450mila euro dai parlamentari grillini per i servizi resi da Rousseau e loro non li hanno voluti pagare perché la cifra era ritenuta "inaccettabile" dal M5s. "Non sono stati saldati i debiti", scriveva ieri Rousseau, "per questo siamo costretti ad avviare le procedure per la cassa integrazione" dei dipendenti. I vertici del Movimento (ovvero Vito Crimi e i ministri stellati del governo Draghi, ndr) si sono limitati a rispondere con un post su Facebook svelando di essere in cerca di una nuova piattaforma web per proseguire nel principio della democrazia diretta, ma se il divorzio con Rousseau alla fine si è consumato non è solo per una questione di denaro e di debiti non onorati. C’è altro. E infatti i 5 Stelle di governo hanno lanciato un’accusa pesante a Casaleggio: non era imparziale. "Le scelte dell’associazione Rousseau dell’ultimo anno – si legge nel post – evidenziano la volontà di quest’ultima di svolgere una parte attiva e diretta nell’attività politica. Questa volontà è incompatibile con una gestione ‘neutrale’ degli strumenti che devono servire ad attuare la democrazia diretta nel M5s".

È la prima volta che i grillini ammettono che Casaleggio ha influenzato le scelte politiche del Movimento e, di conseguenza, anche quelle dei governi Conte I e II ma c’è addirittura chi, come Carlo Sibilia, sposta l’orologio dell’ingerenza della società Rousseau alla metà della prima legislatura grillina: "È dal 2016 che Rousseau non era più uno strumento neutrale". Adesso, però, serve una nuova piattaforma per poter completare l’investitura di Giuseppe Conte come nuovo leader, ma per fare questo l’ex premier deve venire in possesso della lista degli iscritti, che Casaleggio non vuole ridare. Uno scontro che Conte si dice pronto a portare anche di fronte a un giudice.

Intanto, il M5s ha trovato una nuova sede romana, dietro piazza del Parlamento, ma anche questo è un elemento che crea malumori interni. "Vogliamo avere chiarezza su questa ma soprattutto su tutto il resto, non sappiamo nulla, siamo al buio e non può durare a lungo. Siamo stanchi e delusi", lamentano alcuni degli eletti M5s. Fra le altre questioni, quella del secondo mandato, considerato uno "sperpero" delle competenze di quanti hanno alle spalle la prima legislatura e sarebbero stati mandati ’a quel paese’, aggiungono le stesse fonti. Conte "deve parlare con noi prima che con il Pd" visto che il 29 aprile "ha accettato" il confronto con Enrico Letta al convegno organizzato da Goffredo Bettini. Ma le pressioni su Conte perché completi il prima possibile l’operazione sono sempre più insistenti. E non vengono solo dal M5s.