Alessandro Rossellini con Isabella
Alessandro Rossellini con Isabella
Rossellini, città aperta. L’uomo che ha rivoluzionato il cinema, con le sue tre mogli (un’italiana, una svedese, un’indiana), era anche un patriarca suadente e dispotico. I figli e i nipoti di Roberto Rossellini hanno colori della pelle diversi, parlano lingue diverse, vivono vite opposte: Isabella Rossellini top model e attrice, ex compagna di Martin Scorsese; Robertino jr. ex playboy, ora felice eremita con vista sul mare Artico e qualcuno prigioniero, per anni, della droga. A raccontare la storia di questa incredibile famiglia è Alessandro Rossellini. Nato nel 1963, Alessandro è nipote di Roberto: Alessandro è stato sulle ginocchia del nonno, è stato amato fino alla morte del regista, nel 1977. Proprio dalle immagini del funerale di Rossellini prende le mosse il documentario che ha realizzato, The Rossellinis. Alessandro, lei è nipote abiatico di Roberto Rossellini. Suo padre, Renzo, produttore e regista, oggi ottantenne, è figlio del regista di Roma città aperta. "Sì: Renzo è stato un figlio perfetto, e un padre un po’ meno perfetto". Perché? "Perché artisticamente è quello che si è più avvicinato al genio di suo padre: a diciannove anni, Roberto gli faceva dirigere intere scene del Generale Della Rovere. Ma come padre, si è accorto troppo tardi dei miei problemi". Problemi? "Il peso di questo cognome. Io non mi sono mai sentito all’altezza di tutte le...

Rossellini, città aperta. L’uomo che ha rivoluzionato il cinema, con le sue tre mogli (un’italiana, una svedese, un’indiana), era anche un patriarca suadente e dispotico. I figli e i nipoti di Roberto Rossellini hanno colori della pelle diversi, parlano lingue diverse, vivono vite opposte: Isabella Rossellini top model e attrice, ex compagna di Martin Scorsese; Robertino jr. ex playboy, ora felice eremita con vista sul mare Artico e qualcuno prigioniero, per anni, della droga. A raccontare la storia di questa incredibile famiglia è Alessandro Rossellini. Nato nel 1963, Alessandro è nipote di Roberto: Alessandro è stato sulle ginocchia del nonno, è stato amato fino alla morte del regista, nel 1977. Proprio dalle immagini del funerale di Rossellini prende le mosse il documentario che ha realizzato, The Rossellinis.

Alessandro, lei è nipote abiatico di Roberto Rossellini. Suo padre, Renzo, produttore e regista, oggi ottantenne, è figlio del regista di Roma città aperta.

"Sì: Renzo è stato un figlio perfetto, e un padre un po’ meno perfetto".

Perché?

"Perché artisticamente è quello che si è più avvicinato al genio di suo padre: a diciannove anni, Roberto gli faceva dirigere intere scene del Generale Della Rovere. Ma come padre, si è accorto troppo tardi dei miei problemi".

Problemi?

"Il peso di questo cognome. Io non mi sono mai sentito all’altezza di tutte le aspettative che questo nome porta con sé. Sono nato da una relazione di mio padre con una ballerina afroamericana, Catherine O’ Brien: una donna bellissima che se n’è andata subito dopo la mia nascita, o forse è stata allontanata dalla nostra famiglia. Era bipolare, aveva problemi di alcolismo. Io ho tratti africani, ero piccolo e nero, mi sono sempre sentito il brutto anatroccolo di famiglia. Non ero un genio, non ero bello, e avevo questo nome pesante addosso".

Che cosa è accaduto?

"Ho avuto problemi di grande insicurezza, mi sono dato all’uso sempre più massiccio della droga. Per anni. Quando ne sono uscito, ho cercato di capire il peso di questo nome, di questa mia storia. Così, a cinquantacinque anni, ho esordito nel cinema, e ho raccontato i Rossellini".

Che ritratto viene fuori di Roberto Rossellini?

"Non lo giudico. Lui era un uomo figlio del suo secolo. Era un grande seduttore, voleva liberarsi dall’educazione borghese. Era un rivoluzionario, ma anche un maschilista".

Che rapporto ha avuto con le sue donne?

"Con la prima moglie, Marcella De Marchis, ha avuto un rapporto che non si è concluso neppure con l’arrivo delle altre: Marcella è stata la sua scenografa per tutta la vita. Nonna Marcella è la persona che mi ha allevato".

Con nonna Marcella e nonno Roberto facevate delle vacanze?

"Sempre: si andava in Spagna, in Tunisia, in giro per l’Italia. Stavo più con loro che con mio padre Renzo, sempre impegnato col cinema, nello sforzo infinito di raggiungere la grandezza del padre".

Ma vuol dire che Marcella, la prima moglie, era presente anche quando nella vita di Rossellini sono entrate Anna Magnani e Ingrid Bergman?

"Certamente. Diceva: ‘Le capisco: si sono innamorate dell’uomo più affascinante del mondo’. Non le odiava, le compativa".

Anna Magnani, che amò Rossellini e contribuì, con Roma città aperta, alla sua fama, non la prese benissimo quando lui s’innamorò della Bergman.

"Quando Roberto Rossellini girò con Ingrid Bergman, questa svedese che era la più grande star di Hollywood dell’epoca, il film Stromboli terra di Dio, nell’isola di Stromboli, la Magnani pazza di gelosia e di furore girò nell’isola di fronte, col regista William Dieterle, il film Vulcano. Per i paparazzi fu una festa. La sua storia con la Bergman fu il grande scandalo di quegli anni: entrambi già sposati, entrambi famosi…".

La carriera della Bergman non ne trasse giovamento.

"I film che Ingrid fece con nonno furono dei flop. Ma lui le proibì di girare con qualsiasi altro regista: contemporaneamente, anche Hollywood ripudiò l’attrice svedese che aveva cullato, portato al successo e che vedeva ‘rubata’ da un italiano".

I figli di Ingrid però sono quelli che hanno risentito di meno delle angosce, del senso di inadeguatezza.

"Perché Ingrid era forte, e quando Roberto ha consumato l’amore di lei, lei se n’è andata in una capanna sul mare, in Svezia, portandosi dietro i tre figli, le gemelle Isabella e Ingrid, e Robertino".

Ingrid ha avuto la forza di risollevarsi.

"Ha saputo riconquistare Hollywood, vincere due Oscar. Nella sua autobiografia, dice: ‘Sono io che ho rovinato Roberto Rossellini’…".

I figli di Ingrid sono quelli più stabili, emotivamente.

"Isabella ha ereditato il carisma dei suoi genitori: è stata un’attrice e modella formidabile. Mi vergogno a dirlo, a volte ho finto di aver bisogno di soldi per mia figlia, Isabella mi staccava un assegno da dieci milioni di lire, e quei soldi andavano in altre direzioni. È Isabella che mi ha salvato, offrendomi la clinica rehab migliore d’America".

Robertino?

"Biondo, alto, nordico, era il più bello di tutti. Nonno Roberto lo portò a perdere la verginità a tredici anni, con una pizzaiola di Pozzuoli. Robertino ha sedotto mille donne, anche Caroline di Monaco. Ora, ha scelto di vivere da eremita nella casetta di nonna Ingrid, in Svezia".

Ingrid Isotta, la gemella di Isabella?

"Ha sofferto moltissimo per la sua gemella. ‘Quando ci portavano fuori, tutti guardavano Isabella, e nessuno me’, dice. Si è sempre sentita non bella, e ha perseguito una carriera del tutto diversa: ha insegnato letteratura italiana a Princeton. È l’intellettuale della famiglia".

Poi ci sono i figli di Sonali. La donna che Rossellini incontrò in India, quando Rossellini non dette notizie di sé per circa un anno. E poi tornò con un film sull’India e una nuova moglie.

"E con un figlio adottato, Gil. Gil era il figlio di Harisadan Dasgupta, il regista che presentò a Roberto Rossellini la propria moglie, Sonali Senroy. Rossellini e Sonali si innamorarono: anche quella volta, la storia tra il regista italiano e la donna sposata suscitò enorme scandalo. Una notte, Sonali arrivò con il piccolo Gil in braccio nell’hotel di Roberto Rossellini. Due mesi dopo, a Parigi, Sonali partorì un’altra bambina, Raffaella, figlia di Roberto Rossellini".

È andato anche a incontrare Raffaella, l’altra figlia di Sonali e di Roberto Rossellini. Che adesso si è convertita all’Islam, vive a Doha e si chiama Nur.

"Nur è la persona più equilibrata, più serena di tutta la famiglia che si estende su tre continenti, quattro razze e varie religioni. Nur dice che i rapporti umani sono l’unica cosa che conta, e che bisogna starci attenti, perché la vita è così breve".

Alla fine, che idea si è fatta di nonno Roberto?

"Quella di un uomo molto libero, che ha insegnato a tutti noi ad essere liberi. Ma dall’altra parte, un uomo nato maschilista, con una vena di narcisismo molto forte. Un manipolatore con dolcezza, una dea Kalì con tante braccia, o una scrofa felice di essere morsicata e soffocata da tutti i suoi piccoli".