Il voto di Roberto Gualtieri, 54 anni, al seggio di Piazza di Donna Olimpia, Roma
Il voto di Roberto Gualtieri, 54 anni, al seggio di Piazza di Donna Olimpia, Roma
di Elena G. Polidori Vince le primarie romane del centrosinistra Roberto Gualtieri (con oltre il 61% dei consensi) su 7 nomi di aspiranti candidati alla corsa al Campidoglio. L’affluenza è stata di circa 45 mila votanti su 200 seggi tra circoli e gazebo dispersi per la Capitale. Certo, niente a che vedere con i circa 100mila partecipanti del 2013, quando vinse Ignazio Marino, ma rispetto ai 43 mila voti validi del 2016 è stato quasi un successo e non una debacle, come invece temeva ill Pd. "Stiamo dimostrando che il popolo del centrosinistra c’è, il successo di Gualtieri dimostra che abbiamo avuto ragione a non...

di Elena G. Polidori

Vince le primarie romane del centrosinistra Roberto Gualtieri (con oltre il 61% dei consensi) su 7 nomi di aspiranti candidati alla corsa al Campidoglio. L’affluenza è stata di circa 45 mila votanti su 200 seggi tra circoli e gazebo dispersi per la Capitale. Certo, niente a che vedere con i circa 100mila partecipanti del 2013, quando vinse Ignazio Marino, ma rispetto ai 43 mila voti validi del 2016 è stato quasi un successo e non una debacle, come invece temeva ill Pd. "Stiamo dimostrando che il popolo del centrosinistra c’è, il successo di Gualtieri dimostra che abbiamo avuto ragione a non aver paura a farle perché il popolo di centrosinistra è con noi. Avanti!", è stato il commento soddisfatto del segretario dem Enrico Letta.

Adesso, però, comincia una battaglia tutta in salita per l’ex ministro dell’Economia del governo Conte bis, accademico e deputato dem, che si è fatto avanti agli inizi di maggio con l’obiettivo di scalare l’apprezzamento dei romani, guadagnando prima il ballottaggio e poi la prima poltrona di Palazzo Senatorio. Strappandola a Virginia Raggi, casomai grazie ad un’alleanza giallorossa tutta davvero da costruire al secondo turno.

Lo hanno sfidato, in questo primo giro di giostra, Imma Battaglia, leader del movimento Lgbt in Italia, Giovanni Caudo, mini sindaco del III municipio ed ex assessore all’Urbanistica della giunta Marino (arrivato secondo), Paolo Ciani, uomo della comunità di Sant’Egidio, il parlamentare di Leu, Stefano Fassina, Cristina Grancio, ex 5 stelle dissidente, e Tobia Zevi, giovane attivista della sinistra romana. Ma proprio uno degli sfidanti - Caudo - ha denunciato "leggerezze nei controlli dei documenti o addirittura palesi violazioni". In alcuni seggi ci sarebbero stati problemi, poi risolti, con il voto dei sedicenni e dei cittadini stranieri. Mentre, sul fronte social, sotto i riflettori è finito il Pd romano che ha postato, su Fb, una scheda con sei caselle vuote e un solo nome barrato: appunto quello di Gualtieri. La trovata ha infastidito la candidata Imma Battaglia: "Vorrei ricordare che i voti si conquistano con l’informazione, con i programmi e con le idee, e non oscurando dei nomi". E il leader di Azione Carlo Calenda non ha perso occasione per polemizzare, con la consueta ironia: "Alla voce primarie aperte. Un vero esercizio di democrazia. Daje". "Non sentirete da me una sola parola polemica", è stata la gelida replica di Letta.

Ora, però, la partita è davvero in salita. E prima che con i candidati di centrodestra, Enrico Michetti e Simonetta Matone, è dentro l’agone del centrosinistra che la partita si farà dura per conquistare il ballottaggio. Secondo i sondaggi delle ultime ore, la sindaca uscente, Virginia Raggi, continua a mantenere un netto 20% dei consensi, soprattutto nelle periferie, mentre l’altro outsider, Carlo Calenda, leader di Azione, è dato addirittura al 24%. Ce la farà Gualtieri a mantenere il consenso guadagnato alle primarie? Nel Pd scommettono ovviamente di sì, puntando ai voti 5 stelle per il ballottaggio, ma Calenda potrebbe dimostrarsi più insidioso del previsto.