La targa con il nome sbagliato di Ciampi (Azelio anziché Azeglio). Non è stata scoperta e subito sostituita
La targa con il nome sbagliato di Ciampi (Azelio anziché Azeglio). Non è stata scoperta e subito sostituita
Ormai è accertato che Virginia Raggi e il suo staff lavorano più per la pagina Facebook di "Roma ai tempi di Virgi" o per l’account di Osho-Federico Palmaroli che per una decente (basterebbe) gestione della Capitale d’Italia. Non c’è altra spiegazione alla raffica di gaffe e figuracce inanellate dal sindaco grillino. Un campionario-caleidoscopio di imbarazzanti topiche che neanche i migliori Alberto Sordi e Carlo Verdone sarebbero stati capaci di interpretare per le loro caricature di certa superficialità capitolina, arronzona e negligente, indolente e decadente. E, dunque, l’ultima pièce sulla targa "sbagliata" per Carlo Azeglio Ciampi con "Azelio" scolpito nel marmo al posto di "Azeglio" è, appunto, solo...

Ormai è accertato che Virginia Raggi e il suo staff lavorano più per la pagina Facebook di "Roma ai tempi di Virgi" o per l’account di Osho-Federico Palmaroli che per una decente (basterebbe) gestione della Capitale d’Italia. Non c’è altra spiegazione alla raffica di gaffe e figuracce inanellate dal sindaco grillino. Un campionario-caleidoscopio di imbarazzanti topiche che neanche i migliori Alberto Sordi e Carlo Verdone sarebbero stati capaci di interpretare per le loro caricature di certa superficialità capitolina, arronzona e negligente, indolente e decadente.

E, dunque, l’ultima pièce sulla targa "sbagliata" per Carlo Azeglio Ciampi con "Azelio" scolpito nel marmo al posto di "Azeglio" è, appunto, solo l’ultima, clamorosa, sconcertante, svista ascrivibile al Campidoglio. Qualche settimana fa era stata la volta dell’anfiteatro di Nîmes usato come sfondo, in luogo del Colosseo, nello spot creato per promuovere la Ryder Cup di golf. E prima ancora, per restare "al meglio" delle performance, abbiamo conosciuto la funivia "smontabile" Battistini-Casalotti. Per non dire delle spiagge lungo il Tevere, con tanto di improbabile rendering stile vacanze sovietiche anni Cinquanta.

Ma lasciamo stare il bestiario. Certo non possiamo mancare qualche breve flash sul clou della mattinata di ieri. I marmisti che s’accorgono dell’errore sulla targa, sbiancano, tentano di forzare il cordone del servizio d’ordine per rimediare al volo: "Ahò, fatece passà, c’havemo fretta, dice che la targa è sbajata...". Ma che vuoi rimediare. La macchina (infernale) del cerimoniale non si può fermare. Il presidente Sergio Mattarella è in arrivo. Come anche i presidenti di Camera e Senato. E tutte le autorità della circostanza. Lungotevere Aventino è paralizzato. Ma la "paralisi" coglie la Raggi quando scopre il misfatto: volto terreo, il capo dello Stato che la guarda severo ma giusto, lo speaker che annuncia che la targa "si è scheggiata pesantemente in fase di montaggio".

Una bugia che più bugia non si può: il drappo trasparente dei colori di Roma fa intravedere quell’Azelio che svela il retroscena. L’Inno europeo va uguale. La cerimonia è rovinata. La reputazione della Raggi anche di più. L’immagine spopola sui social mentre l’hashtag #Ciampi è trending topic su Twitter.

Non ci dobbiamo far mancare niente, però. Hai visto mai. E così potevamo risparmiarci il complotto anti-grillino? No. "Si inventano di tutto per fermare Virginia. Non è un semplice errore", scrive il consigliere stellato Paolo Ferrara. "Sì" – twitta prontamente un infaticabile Carlo Calenda: "Mi hai beccato. Tutta la notte a scalpellare la G. Insieme alla lobby del travertino". Potevamo, ancora, esimerci dal più classico scaricabarile all’italiana, fino a prendersela con l’ultima ruota del carro? No. Ecco, allora, la nota del Comune che accusa un povero dipendente dell’Ufficio targhe toponomastiche.

Insomma, meglio di Verdone e Sordi. Peccato, però, che non siamo in un film. Siamo dentro la tragicommedia di una Capitale abbandonata da troppi decenni a se stessa e che con la Raggi ha "solo" toccato il fondo. Siamo ai titoli di coda di una telenovela fatta di cassonetti strapieni di rifiuti lasciati per giorni a marcire, cinghiali liberi di grufolare nelle aiuole, gabbiani di scendere a beccare i turisti, alberi che vengono giù come fossero bastoncini di Shanghai, autobus bruciati a ripetizione, metropolitane a singhiozzo. Con tutti quelli che contano, Raggi in testa, come Jep Gambardella nella Grande Bellezza: "Non volevo solo amministrare la città – parafrasando il celebre monologo –. Volevo avere il potere di farla fallire".