Era l’agosto del 2014 quando Robin Williams si tolse la vita: aveva 63 anni ed era uno degli attori più amati di sempre. Decine i titoli che in oltre trent’anni di carriera avevano emozionato il grande pubblico, facendogli vincere due Emmy, cinque Grammy e sei Golden Globes, nonché quattro nomination agli Oscar. L’uomo che aveva strappato risate e lacrime con la sua interpretazione di Patch Adams, il...

Era l’agosto del 2014 quando Robin Williams si tolse la vita: aveva 63 anni ed era uno degli attori più amati di sempre. Decine i titoli che in oltre trent’anni di carriera avevano emozionato il grande pubblico, facendogli vincere due Emmy, cinque Grammy e sei Golden Globes, nonché quattro nomination agli Oscar. L’uomo che aveva strappato risate e lacrime con la sua interpretazione di Patch Adams, il professore dell’Attimo Fuggente, il soldato di Good Morning Vietnam, la babysitter sgangherata in Mrs. Doubtfire e tanti altri, aveva vissuto gli ultimi anni della sua vita tra depressione, attacchi di panico, paranoia e insonnia.

Ora l’ultima moglie della star, Susan Schneider (insieme nella foto), ha svelato che l’attore soffriva – senza saperlo – di una grave malattia neurodegenerativa, la ‘demenza a corpi di Lewy’, che venne scoperta solo durante l’autopsia; e lo ha voluto raccontare in un documentario, Robin’s Wish. All’epoca del suicidio, la stampa parlò della sua depressione, ricamò sulla dipendenza da cocaina e alcol, speculando su presunti problemi finanziari. La pellicola girata da Tylor Norwood raconta tutta un’altra realtà. "La ragione per la quale questo film doveva essere realizzato era perché Robin meritava di meglio, come essere umano che ha dato così tanto a tutti noi. La vera tragedia della sua vita è che, quando è morto, non aveva una risposta a quello che gli stava accadendo. Non ha mai saputo cosa fosse questa cosa" con la quale stava lottando, ha spiegato Norwood in un’intervista a SkyNews.

Quello ’a corpi di Lewy’ è il secondo tipo più comune di demenza neurodegenerativa dopo l’Alzheimer, non ci sono cure e la sopravvivenza dalla diagnosi è tra i sei e i dodici anni. Robin ne soffriva a uno stadio avanzatissimo quando si impiccò, hanno fatto sapere i medici che hanno eseguito l’autopsia; il suo cervello era devastato. Il regista del documentario ha sottolineato che è impossibile dire se Williams si sarebbe suicidato lo stesso se avesse conosciuto la diagnosi ma di sicuro la malattia un giorno l’avrebbe ucciso.