Il controllo del Green pass all’ingresso nel Ministero della Giustizia
Il controllo del Green pass all’ingresso nel Ministero della Giustizia
Se fino a ieri a Palazzo Chigi si parlava di ‘rischio calcolato’, nel suo insieme il sistema ha retto l’esordio della certificazione verde sui luoghi di lavoro. Dati alla mano sembra, tuttavia, profilarsi con evidenza una strategia ‘no vax’ per aggirare l’obbligo. Al di là di scioperi e manifestazioni si è infatti registrata – in alcuni casi in via preventiva, già da alcuni giorni – anche la protesta sommersa di quanti sprovvisti del cosiddetto Green pass si sono dati malati per evitare la sospensione. Commentando favorevolmente l’introduzione dell’obbligo di esibire il certificato verde per i lavoratori – che ha fatto registrare un "effetto Green pass" sulle vaccinazioni facendo balzare l’Italia ben al di sopra della media Ue...

Se fino a ieri a Palazzo Chigi si parlava di ‘rischio calcolato’, nel suo insieme il sistema ha retto l’esordio della certificazione verde sui luoghi di lavoro. Dati alla mano sembra, tuttavia, profilarsi con evidenza una strategia ‘no vax’ per aggirare l’obbligo. Al di là di scioperi e manifestazioni si è infatti registrata – in alcuni casi in via preventiva, già da alcuni giorni – anche la protesta sommersa di quanti sprovvisti del cosiddetto Green pass si sono dati malati per evitare la sospensione. Commentando favorevolmente l’introduzione dell’obbligo di esibire il certificato verde per i lavoratori – che ha fatto registrare un "effetto Green pass" sulle vaccinazioni facendo balzare l’Italia ben al di sopra della media Ue (le prime dosi sono cresciute ieri del 34% rispetto all’inizio della settimana) –, il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta ha dovuto però anche evidenziare come, nel primo giorno di obbligo di Green pass si sia verificato, sia nel pubblico che nel privato, un aumento del 23,3% dei certificati malattia rispetto a venerdì scorso e del 5,5% rispetto a due settimane fa. "Alle ore 12 – ha riportato il ministro – i dati Inps sui certificati malattia, nel pubblico e nel privato, registravano un lieve aumento: erano 47.393 contro i 38.432 dell’8 ottobre e i 44.903 del 1 ottobre".

A denunciare un "numero di malattie in questi giorni più alto della norma" è stata, tra gli altri, la Asf autolinee. Secondo i dati forniti dall’azienda che svolge il servizio di trasporto pubblico locale nella provincia di Como ieri sono saltate il 6% delle corse autobus, tra urbane ed extraurbane, pari a 160 sulle 2800 corse giornalmente in programma. Questo – fa sapere la Asf – a causa dell’alto numero delle persone in malattia il cui 40% è rappresentato da "autisti, che non intendono allinearsi alle normative entrate in vigore e hanno scelto di mettersi preventivamente in malattia".

Ma è davvero così semplice per un lavoratore sano ottenere un certificato medico che attesti il falso? "Quello che è sicuro è che i medici di famiglia, se non con le dovute eccezioni, non si prestano a rilasciare una certificazione fasulla. Se con l’introduzione del Green pass i lavoratori si sono dati malati – spiega il vicesegretario nazionale della Federazione italiana medici di medicina generale (Fimmg), Domenico Crisarà – non è perché vi sono medici compiacenti. Il punto centrale, con buona pace del ministro, è la riapertura della discussione sulle certificazioni di malattia. Sono anni che portiamo avanti la proposta dell’autocertificazione dei primi tre giorni di malattia per far sì che il paziente si assuma in pieno la responsabilità di quello che dice al medico. Se un paziente mi viene a dire, ad esempio, che ha la cefalea o la nausea io non ho mezzi per dire che non è vero. Il punto è che alcune patologie non sono oggettivabili. Se i piccoli malori fino a tre giorni fossero autocertificati, come succede nella gran parte d’Europa, il lavoratore si assumerebbe in pieno la responsabilità di aver dichiarato il falso. Come nel caso dei malati seriali del venerdì e del lunedì sui quali dovrebbe vigilare l’Inps con dei controlli mirati".

A rendere il ‘gioco’ più facile per chi è in cerca di escamotage intervengono anche le misure anti Covid. "In questo momento se un paziente mi chiama e dichiara di avere la febbre io non posso farlo venire in studio per visitarlo né andare da lui e per il rischio Covid sono comunque obbligato a tenerlo in osservazione. Come medico mi devo fidare per forza". Per avere una soluzione più duratura i no vax – denuncia Crisarà – puntano, inoltre, all’esenzione "con pressing e minacce rivolte ai medici di famiglia".