di Alessandro Farruggia Niente giallo fino a maggio. Il nuovo decreto Covid che sarà approvato oggi dal Cdm sarà valido dal 7 fino al 30 aprile e avrà un “tagliando“ tra il 16 e il 23 aprile. Con ogni probabilità sarà un meccanismo consultivo che lasci al governo la possibilità di verificare eventuali aperture in base all’andamento del quadro epidemiologico (come vogliono Pd, Sel e M5s) piuttosto che un meccanismo automatico che (come chiedono Lega e Forza Italia) riporti in zona gialla le Regioni che hanno parametri al di sotto di una certa soglia. Di sicuro il decreto conterrà lo scudo penale per i vaccinatori e l’obbligo vaccinale che dovrebbe essere per chiunque lavori in una struttura sanitaria (medici,...

di Alessandro Farruggia

Niente giallo fino a maggio. Il nuovo decreto Covid che sarà approvato oggi dal Cdm sarà valido dal 7 fino al 30 aprile e avrà un “tagliando“ tra il 16 e il 23 aprile. Con ogni probabilità sarà un meccanismo consultivo che lasci al governo la possibilità di verificare eventuali aperture in base all’andamento del quadro epidemiologico (come vogliono Pd, Sel e M5s) piuttosto che un meccanismo automatico che (come chiedono Lega e Forza Italia) riporti in zona gialla le Regioni che hanno parametri al di sotto di una certa soglia.

Di sicuro il decreto conterrà lo scudo penale per i vaccinatori e l’obbligo vaccinale che dovrebbe essere per chiunque lavori in una struttura sanitaria (medici, infermieri, operatori sociosanitari, dipendenti di Rsa e studi privati) e non più solo, come pareva in un primo tempo, per medici e infermieri a contatto con i pazienti. La sanzione per chi rifiuta l’immunizzazione sarebbe la sospensione con revoca dello stipendio fino a fine epidemia, mentre sembra essere tramontata l’ipotesi licenziamento.

Per il “tagliando“, secondo fonti di palazzo Chigi, "potrebbe essere previsto un meccanismo che da una data X in poi e in presenza di dati molto positivi potrebbe consentire un allentamento delle misure".

Non si tratterebbe di un ritorno alle zone gialle ("semmai a sprazzi di giallo" dice una fonte) perché la linea è mantenere per tutto aprile l’Italia in zona arancione o rossa, consentendo se del caso un eventuale via libera alle aperture di negozibarristoranti (da vedere in che termini, sicuramente limitato alle 18 per bar e ristoranti) ed eventualmente alla ripresa delle attività di teatri e cinema con spettatori al 30% della capienza. Del resto, è la convinzione del premier, di più non si può fare in questo momento. Aprile è un mese decisivo: il piano vaccini sta decollando, le forniture sembrano garantite e allora non bisogna abbassare la guardia. Anche per questo Roberto Speranza ha firmato l’ordinanza che mette una stretta sui viaggi all’estero, anche in Eu e che è stata concordata con Draghi. Questo premesso, se sarà compromesso sul “tagliando“ è battaglia sui limiti oltre i quali riaprire, che la Lega e Forza Italia vorrebbero meno severi. Varie associazioni di esercenti hanno espresso la loro contrarietà alla volontà del Governo di non prevedere zone gialle per tutto aprile e così chiede il centrodestra "Chiediamo a Draghi di prevedere riaperture se i dati migliorano: non possiamo stabilire oggi 30 marzo che per tutto aprile non se ne parla" ha ribadito ieri il leader della Lega Matteo Salvini. Ma Pd, Sel e M5s fanno muro. "Parlare di riaperture oggi – sottolinea Stefano Patuanelli, il ministro per le Politiche Agricole e rappresentante del M5S nelle cabine di regia Covid – è rischioso, perché illudiamo i cittadini rischiando di inseguire la propaganda. Tutti vogliamo puntare alle riaperture nel più breve tempo possibile, ma nessuno può voltarsi dall’altra parte quando l’Iss parla della prevalenza dell’86,7% della variante inglese in Italia".

Un’altra delle principali novità del decreto riguarda le scuole. Si tornerà in presenza anche nelle zone rosse fino alla prima media mentre in quelle arancioni saranno in classe gli alunni fino alla terza media e quelli delle superiori, ma al 50%. E potrebbe essere anche prevista l’indicazione che impedisce alle Regioni di emanare misure più restrittive e chiudere le scuole. Che è poi quello che ha detto Draghi nella conferenza stampa di venerdì: "Le scelte dei governatori dovranno essere riconsiderate alla luce dell’ affermazione del governo che la scuola in presenza è obiettivo primario ".