I fratelli Di Carlo (al centro Edoardo, 11 anni)
I fratelli Di Carlo (al centro Edoardo, 11 anni)

Alla vigilia del secondo anniversario di Rigopiano arriva la conferma: i 10 milioni per le famiglie delle vittime – già annunciati nei giorni scorsi da Salvini – sono nel pacchetto di quattro emendamenti del governo al decreto Semplificazioni, all’esame delle commissioni Affari costituzionali e lavori pubblici del Senato. Il ministro dell’Interno – che domani sarà alla cerimonia per ricordare le 29 vittime del 18 gennaio 2017, presente anche il vicepremier Luigi Di Maio - aveva annunciato la misura nei giorni scorsi, dopo aver incontrato i rappresentanti del comitato che riunisce 25 famiglie. L’inchiesta sulla strage si è chiusa il 26 novembre con 25 indagati (24 persone fisiche e una società), coinvolti Regione, Provincia, Comune, prefettura. A dicembre, la procura di Pescara ha aperto un’inchiesta bis ipotizzando i reati di frode in processo penale e depistaggio; tra i sette indagati l’ex prefetto.

Rigopiano (Pescara), 17 gennaio 2019 - Mansour non ha mai conosciuto suo padre. Gianfilippo e Ludovica non vogliono più dormire in hotel e non partono senza lo zaino dei pompieri. Gaia ha commosso il mondo con la sua letterina a Babbo Natale, gli angeli la consegneranno alla mamma così lei saprà che io e il babbo stiamo bene, il suo pensiero. Sono i bambini di Rigopiano. Invisibili. Vivono lontani ma sono legati per sempre: devono ancora fare i conti con le macerie del 18 gennaio 2017. Dal Senegal all’Italia, sono la parte più delicata di una tragedia che sconvolge il cuore. Orfani e scampati.

Tutti abbiamo in mente i quattro bimbi salvati dai soccorritori, abbracci applausi e lacrime di commozione quando riemergono dai cunicoli. Ma poi bisogna aggiungere quelli rimasti a casa, i minori di questa tragedia sono otto, il più piccolo ha due anni. Gli orfani diventano 15 se aggiungi i ragazzi, i ventenni. C’è chi ha perso tutto, chi ha ripreso il lavoro dei genitori scomparsi; chi lo cerca e chi ha lasciato il paese andando lontano. Il conto sale ancora e arriva a 17 con i fratellini Parete, che si sono salvati con mamma e papà. "È come se avessimo vinto quattro volte al superenalotto nella stessa settimana", ancora non si capacita Giampiero, il capofamiglia, il primo a dare l’allarme. C’è chi chiede riservatezza, anche per ragioni legali. Samuel Di Michelangelo – il figlio del poliziotto Dino, morto a Rigopiano con la moglie Marina Serraiocco –, ha come tutore lo zio paterno e vive a Chieti con i nonni materni. Ha compiuto 9 anni il 12 gennaio, in tanti erano sul Gran Sasso per festeggiare i compleanni. E sono passati sotto silenzio come fantasmi i figlioletti di Dame Faye. Lui, senegalese, era il tuttofare dell’hotel: già padre di una bimba di 4 anni, Codou, aspettava di tornare a casa a febbraio per conoscere Mansour, nato pochi mesi prima della strage. Non ha fatto in tempo.

Ventinove vittime e 15 orfani. Poi Gianfilippo e Ludovica Parete, 10 anni e 8, che sono rimasti là sotto per giorni. Lui insieme alla mamma Adriana; la sorellina nella stanza del biliardo, con lei c’erano Samuel e Edoardo Di Carlo, 11 anni: anche lui a Rigopiano ha perso i genitori, Nadia e Sebastiano. Il bimbo vive con una zia, i fratelli Riccardo e Piergiovanni, 21 anni e 19, oggi fanno l’università a Milano e tornano a Loreto Aprutino per le vacanze, nelle pizzerie di famiglia tra il paese e Penne lavorano dipendenti. "Edoardo sta bene, gioca a pallone, va a lezione di canto. Ha ripreso i suoi ritmi. Rigopiano non è un tabù", dice il più grande di casa. Riccardo ci sarà, all’anniversario, nell’anno della ricucitura con lo Stato. Sospirone: "Era ora! Non facciamone una questione politica. Neanche per i dieci milioni. C’è un abisso tra me e Salvini. Ma gli va riconosciuto che ci ha messo la faccia. Scrivono che strumentalizza, il 10 febbraio ci sono le regionali. Io però ragiono così: peggio allora chi c’era prima. Non ha potuto strumentalizzare e quindi non si è preoccupato di assistere le famiglie? I funerali ce li siamo pagati noi, e due funerali costano tanto. Non abbiamo avuto esequie di Stato, come a Genova".

Destini incrociati. I bambini e i ragazzi di Rigopiano sono figli dei turisti e dei dipendenti. Come i fratelli Stefano e Davide Del Rosso, 11 e 17 anni, rimasti senza il babbo Roberto, l’architetto che aveva fatto dell’albergo di famiglia un resort di lusso, tutti lo chiamavano ancora boss anche se da tempo non era più il proprietario. Ha 11 anni anche Niccolò, orfano del padre Alessandro Giancaterino, maitre dell’hotel e fratello dell’ex sindaco di Farindola Massimiliano, uno degli indagati.

E ha solo 7 anni Gaia Matrone, a Rigopiano ha perso la mamma Valentina, il papà Giampaolo è rimasto due giorni e mezzo incastrato tra le macerie, ferito per sempre ma vivo, salvato dagli uomini del soccorso alpino. Perché in questa storia di dolore indicibile e tragiche responsabilità – negligenza, imperizia, imprudenza, le parole più ripetute nei faldoni dell’inchiesta –, ci sono esempi luminosi: quelli dei soccorritori. "Tre mesi fa siamo andati a Roma per incontrare i vigili del fuoco – racconta commossa Adriana Vranceanu, la moglie di Giampiero Parete –. Avevamo bisogno di vederli, di abbracciarli, fanno parte della nostra famiglia, ci danno sicurezza. Ma i bambini hanno iniziato a chiedere: dove dormiamo, andiamo in hotel? No, ci ospita un vigile, li abbiamo rassicurati. Allora Gianfilippo ha detto, se è la casa di un pompiere stiamo tranquilli. Quella è sicura. Non crollerà mai".