Scontro in Alto Adige sulla. concessione per l’ampliamento del rifugio Passo Santner (2734 m), nel parco. Sciliar-Catinaccio
Scontro in Alto Adige sulla. concessione per l’ampliamento del rifugio Passo Santner (2734 m), nel parco. Sciliar-Catinaccio

Federico

Magni

Per il mondo dell’alpinismo tradizionale non è mai una bella notizia quando un rifugio alpino smette di essere un rifugio per diventare un albergo, quindi non più un luogo di gente di montagna, di rocciatori, ma di turisti. Ecco quindi che ampliamento e trasformazione di un mito come il rifugio Passo Santner praticamente in un albergo della capienza di oltre trenta persone (prima erano solo 8) sta sollevando proteste. Siamo infatti a quasi tremila metri sul Catinaccio, montagna simbolo delle Dolomiti. Il Cai si sta parecchio arrabbiando. Un colpo basso per l’alpinismo perché il rifugio è considerato il luogo di sosta, di temporaneo riposo, in vista di ascensioni più o meno impegnative.

Una realtà bellissima che certamente non può essere offerta da un comune albergo, ma solo da un ambiente spartano, come è il rifugio. È evidente che la ragione è da cercare nella gestione. Una capanna come quella del Santner non può rendere molto mentre i costi sono altissimi. Pensiamo solo ai rifornimenti. Di conseguenza c’è però un altro ragionamento. È infatti assodato (come visto) che i rifugi di montagna spesso non sono un affare perché i loro prezzi forse sono troppo bassi. Più volte è stata affrontata la proposta di un aumento delle tariffe. La questione però è sempre messa da parte. Forse sarebbe importante che anche gli alpinisti accettino di sborsare qualche euro in più e non pretendere lo sconto da parte del “capanatt” come più volte ci è capitato di osservare.