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8 gen 2022

Rientro a scuola, il Governo contro la Campania. La Sicilia rinvia di tre giorni

Braccio di ferro tra esecutivo e De Luca. Bianchi: "Aumento casi avvenuto quando scuola era chiusa". Anche Sicilia chiede Dad. Presidi: "Lunedì assente il 10% del personale". Figliuolo: "Più test e tracciamento". Miur: scuole autorizzate a prendere visione della situazione vaccinale degli studenti

8 gen 2022

Roma, 8 gennaio 2022 - È scontro aperto sul rientro a scuola in presenza: i presidi e molte amministrazioni locali chiedono un rinvio del ritorno in classe degli studenti, ma anche i medici insistono per un periodo di Dad. Il ministro Patrizio Bianchi ribadisce la linea del governo. "L'aumento dei casi è avvenuto nel momento in cui la scuola era chiusa", ha sottolineato il responsabile dell'Istrizione intervistato da Sky Tg24, definendo ancora una volta il nuovo decreto "equilibrato e ispirato al buon senso". L'ordinanza della Campania, invece, che ha stabilito la chiusura delle scuole della regione, per Bianchi è "in esplicito contrasto con la norma in vigore dall'agosto 2021" che permette a Regioni e sindaci interventi "soltanto nelle zone rosse e per casi mirati". 

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Sulla stessa linea il collega Roberto Speranza, il quale sostiene che "il governo ha scelto di tutelare il più possibile la scuola come presidio fondamentale della nostra comunità. L'indirizzo è e resta: scuola in presenza in sicurezza" perché, dice, "non vogliamo che siano i più piccoli a pagare il prezzo di questa fase epidemica". In un documento, ricevuto dai presidi e firmato dal commissario Francesco Paolo Figliuolo, viene poi comunicato che "è emersa la chiara necessità di disporre ulteriori strategie operative finalizzate a massimizzare le attività di tracciamento e testing dei contatti in ambito scolastico". Il testo parla del "maggior coinvolgimento attivo delle risorse sanitarie già presenti sul territorio come i pediatri di libera scelta e i medici di medicina generale a supporto delle attività dei dipartimenti di Igiene e Sanità pubblica" delle Asl. "L'impiego di queste risorse" potrà "contribuire a preservare quanto più possibile le attività didattiche in presenza".

In questo quadro, il Miur precisa che le scuole sono autorizzate a prendere visione della situazione vaccinale degli studenti.

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Scontro Governo-Campania

Non sembra voler sentire ragioni il governatore della Campania, Vincenzo De Luca, che ha emanato un'ordinanza che sospende l'attività in presenza nelle scuole dell'infanzia, elementari e medie e stabilisce la chiusura degli asili nido fino al 29 gennaio. La situazione sanitaria della Campania "corrisponde alla fattispecie" di rischio "estremamente elevato" di diffusione del virus che consente anqche alle Regioni non in zona rossa "eccezioni allo svolgimento in presenza delle attività educative e scolastiche", è l'interpretazione contenuta nel provvedimento e che giustifica la decisione di muoversi in autonomia. 

Fonti di Palazzo Chigi hanno già fatto sapere che l'ordinanza sarà impugnata dal Governo. Ma nel testo si sostiene che "la situazione rilevata sul territorio regionale corrisponde alla fattispecie di 'circostanze di eccezionale e straordinaria necessità dovuta all'insorgenza di focolai o al rischio estremamente elevato di diffusione del virus Sars-Cov-2 o di sue varianti nella popolazione scolastica in presenza delle quali la disposizione di cui all'articolo 1, comma 4 del decreto legge 6 agosto 2021 n.111, convertito dalla legge 24 settembre 2021, n.133, nell'effettuare il bilanciamento tra il diritto costituzionale alla salute e quello all'istruzione, consente, alla luce della sola lettura compatibile con il rispetto dell'art. 32 della Costituzione, anche nelle Regioni che non si trovino collocate in 'zona rossa', eccezioni allo svolgimento in presenza delle attività educative e scolastiche".

Inoltre si fa presente che "ciascuna delle Asl campane ha attestato di aver ricevuto dai Comuni e dagli istituti scolastici richieste di supporto in vista della riapertura delle scuole prevista per il prossimo 10 gennaio, ma di essere nell'impossibilità di assicurare il contact tracing e gli screening prescritti dal decreto legge del 5 gennaio relativamente alla popolazione scolastica (rilievi a T0-T5), per l'enorme attuale pressione sulla organizzazione sanitaria".

La Sicilia chiede la Dad e rinvia il rientro

Sarà rinviata di tre giorni la riapertura delle scuole in Sicilia. È quanto emerge dalla riunione della task force regionale riunitasi, alla presenza degli assessori regionali alla salute Ruggero Razza e all'istrizione Roberto Lagalla. La richiesta di un rinvio per il ritorno in presenza era giunta, questa mattina, dall'Anci Sicilia. Nel pomeriggio il governatore siciliano Nello Musumeci si fa portavoce "di rettori, dirigenti scolastici, rappresentanti sindacali e delle associazioni familiari, che ci chiedono di farci interpreti con il governo nazionale della necessità di rivedere la attuale posizione sulla possibile scelta della didattica a distanza come strumento di accompagnamento temporaneo verso la piena didattica in presenza". 

"Il calendario scolastico dipende dalle Regioni: in Sicilia era stato programmato tenendo fuori 4 giorni da poter spendere quando si riteneva - è il commento, arrivato in serata, di Patrizio Bianchi -. Ed e' quello che è stato fatto". 

Incontro ministero-sindacati

Intanto, questa mattina, si è svolto l'incontro tra sindacati e il capo dipartimento del ministero dell'Istruzione, Jacopo Greco, per un'informativa sulle nuove regole per la gestione dei casi Covid come previsto dal decreto del 5 gennaio. "Questa idea di Green pass per entrare in un'aula si scontra con un diritto costituzionale allo studio che non era mai stato messo in discussione nemmeno quando c'è stato l'obbligo vaccinale", sottolinea però la segretaria generale di Cisl scuola, Maddalena Gissi.

Presidi: lunedì assente 10% del personale

Nel frattempo, tra i problemi che la scuola deve affrontare c'è quello delle assenze del personale. Giannelli stima che lunedì potrebbero mancare "100.000 dipendenti della scuola su un milione - tra docenti e personale Ata - ovvero un 10% del totale, per le più svariate questioni legate a Covid, quarantene, vaccini eccetera". 

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