di Andrea Gianni "Ci troviamo di fronte a una situazione tipica di nuove organizzazioni del lavoro caratterizzate dalla forte presenza di tecnologie informatiche, che richiedono una migliore definizione di rapporti, diritti e doveri: quando nasce un conflitto come questo, la soluzione preferibile è sempre quella dell’accordo fra le parti". Il magistrato Piero Martello, fino a poco tempo fa presidente della sezione Lavoro del Tribunale di Milano, guarda allo sciopero Amazon con un bagaglio di quasi 40 anni di esperienza da giudice specializzato...

di Andrea Gianni

"Ci troviamo di fronte a una situazione tipica di nuove organizzazioni del lavoro caratterizzate dalla forte presenza di tecnologie informatiche, che richiedono una migliore definizione di rapporti, diritti e doveri: quando nasce un conflitto come questo, la soluzione preferibile è sempre quella dell’accordo fra le parti". Il magistrato Piero Martello, fino a poco tempo fa presidente della sezione Lavoro del Tribunale di Milano, guarda allo sciopero Amazon con un bagaglio di quasi 40 anni di esperienza da giudice specializzato nella materia.

Ha vissuto in prima linea le trasformazioni del mondo del lavoro: dalle fabbriche alla gig economy, dalle lotte operaie alle battaglie di driver e ciclofattorini. Davanti al Tribunale milanese sono approdati anche numerosi ricorsi di precari delle consegne, fra cui quelli di una decina di lavoratori interinali che chiedevano l’assunzione a tempo indeterminato nello stabilimento Amazon di Castel San Giovanni, nel Piacentino, respinti nel luglio 2019.

Avete registrato un aumento della conflittualità nel corso degli anni?

"Nel campo delle consegne legate ad Amazon c’è stato un numero elevato di ricorsi, mentre in altri ambiti, penso ad esempio a quello dei rider, non ancora. Questo forse è dovuto al fatto che i ciclofattorini spesso sono lavoratori meno sindacalizzati, con scarsa conoscenza dei diritti. In queste nuove forme di lavoro, basate anche sul ’famigerato’ algoritmo, la via preferibile, prima di quella giudiziaria, è sempre il dialogo".

La protesta dei lavoratori Amazon è dovuta proprio alla rottura di una trattativa.

"Il fatto che ci sia un tavolo di confronto aperto è già un buon punto di partenza, lo sciopero è uno degli elementi di pressione. È una materia complessa, perché i cambiamenti tecnologici nel mondo del lavoro sono velocissimi. Penso, ad esempio, al fenomeno dell’home working che richiede interventi legislativi e accordi aziendali".

Un altro fronte aperto è quello dei rider, che sciopereranno venerdì. La questione ruota attorno a un punto cardine: sono lavoratori subordinati o autonomi?

"Indipendentemente dalla forma contrattuale ci sono tutele – sicurezza sul lavoro e salute, previdenza e retribuzione non inferiore a certi livelli – che devono essere riconosciute, e sono le stesse che spettano ai subordinati.

Più che un vuoto normativo è un problema di interpretazione, esistono però norme e sentenze che hanno riconosciuto le tutele di base fondamentali".

È prevedibile un aumento dei ricorsi da parte di rider?

"È possibile, viste anche sentenze come quelle di Palermo e Bologna che potrebbero convincere altri fattorini a fare causa. Un accordo potrebbe però prevenire ulteriori ricorsi e sminare la questione. È nell’interesse di entrambe le parti".