Riccardo

Jannello

Quello che si è concluso ieri sera dopo quattro giorni (ohibò) è stato un turno di campionato nel quale una sola partita si è giocata all’ora delle partite: la domenica alle 3 del pomeriggio. Un record negativo che fa odiare il pallone a chi è cresciuto con Roberto Bortoluzzi che conduceva "Tutto il calcio minuto per minuto" e con Rita Pavone che cantava: perché perché la domenica mi lasci sempre sola. E che fa imbestialire noi che - come direbbe Carlo Conti – ci emozionavamo quando Emanuele Giacoia interrompeva i colleghi da Catanzaro per raccontare un gol di Palanca e che credevamo che la parola contemporaneità significasse solo "partite che iniziano alla stessa ora". Nostalgia canaglia delle domeniche con la radiolina attaccata all’orecchio, vezzo che le ultime generazioni non hanno conosciuto e non sanno che cosa si sono persi. La passeggiata domenicale era un rito che senza Provenzali, Ameri, Ciotti, Bubba, Necco e Marcello Giannini non aveva senso. Le malcapitate ragazzine del momento, imbroccate in settimana all’uscita di scuola, ci lasciavano regolarmente il lunedì dopo avere vissuto una domenica bestiale. Peggio dei loro visi in giro c’erano solo quelli di giovani mogli che spingevano la carrozzina col pargoletto camminando abbacchiate due passi avanti ai mariti che bestemmiavano al gol sbagliato da Desolati. Nulla sarà mai come prima. Ma ridateci le partite (tutte) alle 3.